Taking Woodstock

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E’ ripartita la stagione cinematografica, fortunatamente, e con lei si è riacceso anche il mio cervello.

Dunque si comincia, e il primo della lista (in realtà il terzo, ma i primi due Julie&Julia e A Serious Man li ho visti in uno stato mentale che non mi permette di parlarne lucidamente) è Motel Woodstock.

E’ un film che ho atteso con ansia, perchè Woodstock è Woodstock (per me che sono cresciuta con un padre figlio dei fiori è una cosa da invidiare e basta, una sorta di evento mitologico) e Ang Lee è Ang Lee, e l’altro giorno, passeggiando in centro alla ricerca di UP, spinta anche dal fatto che quest’ultimo veniva proiettato in 3d in quella vergogna di cinema che è l’Odeon, appena vista la locandina fuori dall’Apollo non ho resistito, e sono entrata.

La fotografia è la più realisticamente anni 60 che io abbia mai visto, e questa cosa devo dire mi spaventava un po’..invece ti trovi a domandarti se si tratta di immagini di repertorio o meno, e l’idea della divisione dello schermo con la stessa scena vista da più angolazioni l’ho trovata geniale.

Ho letto qualche recensione e per la maggior parte sono negative, e le critiche che mi è capitato di leggere più spesso sono: è un film su un concerto e il concerto non si vede, i personaggi sono macchiette e non vengono sviluppati, non è un film su Woodstock.

Onestamente non saprei cosa rispondere perchè mi sembrano contestazioni assurde.

E’ Ang Lee, innanzitutto, e direi che le parole clichè e macchietta proprio non gli appartengono, e basta vedere 10 minuti di qualsiasi documentario su Woodstock per ritrovare gli stessi personaggi.

Il concerto non si vede. Eh.. quindi? Non è un film sul concerto ma è un film sulle persone che hanno fatto in modo che quell’evento avesse luogo e sullo spirito che ha caratterizzato quel periodo, e personalmente ho trovato molto interessante la scelta di non mostrare nulla perchè nulla può essere aggiunto, né utilizzando riprese di repertorio né, peggio ancora, sosia o interpreti di Jimi Hendrix o Janis Joplin.

Mi è piaciuto molto il protagonista, che vedevo qui per la prima volta, ma in realtà sono i personaggi di contorno che tengono in piedi il film e ai quali ci si affeziona.

Emile Hirsch, comincio da lui, è sensazionale. Commuove anche quando non fa assolutamente nulla, se non fissare il vuoto, e il suo è il personaggio più intenso del film…se poi si somma il fatto che è anche pazzescamente bono, beh… non c’è altro da aggiungere!

C’è da dire che per quanto mi riguarda avessi vissuto la mia adolescenza in quegli anni probabilmente sarei morta oppure avrei qualcosa come 10 figli, perchè bassi, alti, scheletrici, con i rotoli, tutti, in mezzo a quel fango e l’amore e i capelli lunghi sembrano belli in modo speciale, e capita anche in questo film.

Johnatan Groff ad esempio, che interpreta l’organizzatore del festival, e con la sua aria tranquilla e posata conquisterebbe qualsiasi nemico giurato dei riccioli castani o Liev Schreiber, splendido in versione transessuale palestrato.

Una menzione d’onore la meritano senz’altro i genitori del protagonista, e in particolare la madre, Imelda Staunton, esteticamente perfetta e bravissima nella parte della madre egoista e prepotente; ho trovato anche molto carini i siparietti della compagnia teatrale ospitata da loro nel fienile.

Ora… va detto che tutte queste belle parole scritte qui sopra possono non essere proprio frutto dell’obbiettività. Già perchè dopo una decina di minuti, ovvero quando appare sullo schermo Mamie Gummer, anche nota come figlia di Dio, il film è già classificato nel mio cervello come capolavoro assoluto.

La sua somiglianza con la Madre non mai stata così evidente, e non solo per quanto riguarda il viso ma anche nei gesti, nelle espressioni. Dunque sarà che ho visto il film 2 giorni dopo l’Incontro, sarà che appunto per quello ero in uno stato da spot Costa Crociere (che dura tutt’ora), ma mi è bastato questo, la familiarità di volti, cose, personaggi, colori, per far sì che questo film mi entrasse nel cuore.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su ottobre 31, 2009.

6 Risposte to “Taking Woodstock”

  1. Bellissima!!!!Traspare tutta la passione verso il film, l’evento e cosa per te rappresenta!!!Sapevo che Lee non poteva deludere!!!!

    ps: nei tag Meryl?ahahahhahahahah!ailoviu!

  2. Ahahahaahah ma certo, la Meryl va bene per tutti gli argomenti, poi qui c’è sua figlia che non merita ancora una tag tutta sua.. per ora! ahahah!
    Grazie tesoro, detto da te… ; )
    Voglio che lo guardi per sapere cosa ne pensi!

  3. Io lo guarderò quando esce in VO:
    9/10/12 novembre TAKING WOODSTOCK 🙂

    ah, esce anche Julie & Julia (senza sott):
    23/24/26 novembre JULIE & JULIA

    andiamooooooooooooooooooooooo!vero?

  4. Lo voglio rivedere in lingua, quindi ricordamelo.

    Certo, tutti e tre i giorni anche se vuoi : )))))))

  5. Che baaaaaaaaavaaaaaaaaaaaaaaa, voglio un cinema serio in questo cazzo di posto! 😦

  6. Recensione meravigliosa, e naturalmente condivido ogni singola parola. Mi è venuta voglia di rivederlo..

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