Books to Remember // Jack Kerouac, Sulla Strada

L’idea per questo post mi è venuta per due motivi. Il primo è che mi sono resa conto che l’età avanza precocemente e la memoria in alcune cose mi ha abbandonata, quindi prima che io mi dimentichi tutto, ho pensato di porre rimedio creando questo post similsettimanale.

Il secondo motivo che non è un motivo ma un’ispirazione, viene da questo post di Isa: http://alleggerisco.wordpress.com/2009/12/09/incipit/

Dunque ho deciso di prendere i libri che ho letto, tutti quelli che riesco a ricordare e quelli che ovviamente mi sono piaciuti e di postarne qualche pezzetto.

Scrivere la trama è una cosa che mi infastidisce, come per i film, e non ho la competenza necessaria a recensirli, quindi prendete questi post per quello che sono.. ovvero consigli e un modo per ricordare.

Il primo che ho scelto è “Sulla Strada” di Kerouac, perchè è quello che sto rileggendo in questi giorni. Tanti sono i motivi che mi hanno spinto ad amarlo, quelle parole “libertà” “cambiamento” “viaggio” che quando si è adolescenti sono come bandiere ma che crescendo perdono un pò del vento che le fa vibrare con vigore. Rileggendolo mi rendo conto che è innanzitutto un bel libro, scritto da dio, e nonostante il tempo passato sembra comunque un libro di fantascienza.

Una cosa che all’epoca non avevo notato o che più semplicemente non aveva colpito la mia attenzione sono i riferimenti musicali, jazz in particolare, materia nella quale ammetto una mia profonda ignoranza a cui cercherò di porre rimedio al più presto, quindi ho inserito un paio di citazioni “musicali”, magari vi verrà la mia stessa curiosità.

“A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perchè le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooooh!”. Parte 1, Capitolo 1

“Sapevo che a un certo punto di quel viaggio ci sarebbero state ragazze, visioni, tutto; sapevo che a un certo punto di quel viaggio avrei ricevuto la perla”. Parte 1, Capitolo 1

“A quei tempi, nel 1947, il bop impazzava in tutta l’America. I ragazzi del Loop suonavano, ma con stanchezza, perchè il bop era a metà strada fra il periodo del Charlie Parker di Ornithology e quello di Miles Davis. E mentre me ne stavo là seduto ad ascoltare quella musica della notte che è ormai il bop per tutti noi, pensavo ai miei amici sparsi per il paese e a come fossero in realtà tutti nello stesso grande cortile ad agitarsi frenetici e convulsi”. Parte 1, Capitolo 3

“Mi svegliai che il sole stava diventando rosso; e quello fu l’unico preciso istante della mia vita, il più assurdo, in cui dimenticai chi ero – lontano da casa, stanco e stordito per il viaggio, in una povera stanza d’albergo che non avevo mai visto, col sibilo del vapore fuori, lo scricchiolio del legno vecchio dell’hotel, i passi al piano di sopra e altri rumori tristi – e guardai il soffitto alto e screpolato e davvero non riuscii a ricordare chi ero per almeno quindici assurdi secondi. Non avevo paura; ero semplicemente qualcun’altro, uno sconosciuto, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Ero a metà strada tra una costa e l’altra dell’America, al confine tra l’Est della mia giovinezza e il West del mio futuro, e forse è per questo che accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.” Parte 1, Capitolo 3

“Erano come l’uomo che usciva da sotto il macigno con la sua angoscia, anche loro venivano dai sotterranei, i sordidi hipster d’America, una nuova generazione beat della quale stavo lentamente entrando a far parte anch’io”. Parte 1, Capitolo 9

“Io ero raggomitolato nel vento freddo e nella pioggia e guardavo tutto dai tristi vigneti di ottobre nella valle. Pensavo solo a quella magnifica canzone, Lover Man, cantata da Billie Holiday; tenni un mio concerto personale tra i cespugli. “Someday we’ll meet, and you’ll dry all my tears, and whisper sweet, little things in my ear, hugging and a kissing, oh what we’ve been missing, Lover Man, oh where can you be…”. Parte 1, Capitolo 13

“E per un instante raggiunsi l’estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell’entrare di netto nelle ombre eterne superando il tempo cronologico e nell’osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno mortale, nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per volare nello spazio sacro del vuoto della non creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell’oblio che si aprivano nel magico firmamento del paradiso. Sentivo un rombo indescrivibile, un fragore che non era nelle mie orecchie ma dappertutto, e non aveva niente a che fare con il suono. Mi resi conto di essere morto e rinato innumerevoli volte, senza ricordare, perchè la transizione dalla vita alla more alla vita è così facile ed eterea, una magica azione per nulla, come addormentarsi e svegliarsi un milione di volte, la totale casualità e la profonda ignoranza di tutto ciò.” Parte 2, Capitolo 10

“Poi un silenzio assoluto cadde nella stanza; una volta Dean si sarebbe dato da fare per difendersi, invece ora se ne stava zitto, ma senza chinare la testa, stracciato, distrutto e demente, proprio sotto le lampadine, la faccia ossuta e stravolta coperta di sudore, le vene pulsanti. Poi emise un: “Sì, Sì, Sì” come se ormai non facesse che introiettare incredibili rivelazioni, e sono convinto che fosse proprio così, e anche gli altri lo sospettavano e avevano paura. Era FINITO – e la fine è l’inizio della Beatitudine. Che cosa stava imparando? Faceva l’impossibile per dirmi cosa stava imparando, ed era questo che gli altri mi invidiavano, invidiavano il mio posto al suo fianco, invidiavano il fatto che lo difendessi e me lo bevessi come un tempo avevano cercato di fare anche loro. Poi mi guardarono. Cosa stavo facendo io, uno straniero, in quella dolce notte della costa occidentale?”. Parte 3, Capitolo 3

[Di questo, a dire il vero, mi sento di dover includere la versione originale perchè trovo renda molto di più. Penso sia arrivato il momento, dopo i film doppiati, di abbandonare anche i libri tradotti.]

“Then a complete silence fell over everybody; where once Dean would have talked his way out, he now fell silent himself, but standing in front of everybody, ragged and broken and idiotic, right under the lightbulbs, his bony mad face covered with sweat and throbbing veins, saying, “Yes, yes, yes,” as though tremendous revelations were pouring into him all the time now, and I am convinced they were, and the others suspected as much and were frightened. He was BEAT — the root, the soul of Beatific. What was he knowing?”

“Le nostre valigie logore erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; dovevamo ancora andare lontano. Ma che importava, la strada è la vita”. Parte 3, Capitolo 5

“Una volta c’era Louis Armstrong che suonava come un dio in mezzo ai pantani di New Orleans; prima di lui i folli musicisti che sfilavano nei giorni di festa e trasformarono le marce di Sousa in ragtime. Poi ci fu lo swing e Roy Eldridge, vigoroso e virile, che tirava fuori dalla tromba tutto quello che poteva dare in ondate di potenza e logica e sottigliezza, abbandonandosi allo strumento con gli occhi scintillanti e il sorriso radioso, e sventolandolo in tutte le direzioni a scuotere il mondo del jazz. Poi era arrivato Charlie Parker, un ragazzo nella baracca di legno di sua madre a Kansas City, che suonava il suo saxalto con la sordina fra i mucchi di legname, esercitandosi nei giorni di pioggia, che andava ad ascoltare lo swing del vecchio Basie e il complesso di Benny Moten con Hot Lips Page e gli altri; Charlie Parker che andò via di casa e venne ad Harlem, dove incontrò il folle Thelonius Monk e l’ancora più folle Gillespie, Charlie Parker all’inizio della carriera quando era flippato e girava in cerchio mentre suonava. Un pò più giovane di Lester Young, anche lui di KC, quel malinconico angelico incosciente che racchiudeva in sè tutta la storia del jazz: perchè quando alzava il suo strumento e lo teneva perpendicolare alla bocca e gli dava fiato, era il più grande; e man mano che i suoi capelli si facevano più lunghi e lui più pigro e rilassato, il sassofono si abbassava; finchè non si abbassò del tutto, e oggi che Young porta scarpe con la suola alta per non sentire i marciapiedi della vita, lo strumento riposa languido contro il suo petto e suona di getto frasi fredde e facili. Eccoli, i figli della notte del bop americano.” Parte 3, Capitolo 10

“All’improvviso ebbi una visione di Dean, un terribile Angelo bruciante e tremante, che arrivava palpitando verso di me lungo la strada, che si avvicinava come una nuvola a velocità incredibile, che mi inseguiva come il Viaggiatore Velato nella pianura, che mi piombava addosso. Vidi la sua faccia sopra le pianure, enorme, fissa nella sua espressione di testarda decisione, con gli occhi scintillanti; vidi le sue ali; vidi il suo carro malandato da cui si sprigionavano migliaia di fiamme e scintille; vidi il sentiero bruciato che tracciava sopra la strada; se l’apriva addirittura da sè, la strada, sopra i campi di granturco, attraverso le città, distruggendo ponti, prosciugando fiumi. Arrivava nel West come un castigo . Capii che Dean era impazzito di nuovo”. Parte 4, Capitolo 2

“Dietro di noi si stendeva tutta l’America e tutto quello che io e Dean sapevamo della vita, e della vita sulla strada. Avevamo finalmente trovato la terra magica in fondo alla strada e non ce l’eravamo nemmeno immaginata, la portata di quella magia”. Parte 4, Capitolo 5

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~ di muchadoaboutnoth1ng su dicembre 12, 2009.

3 Risposte to “Books to Remember // Jack Kerouac, Sulla Strada”

  1. Devo ammettere di aver provato a leggere Sulla strada a 16 anni e di averlo mollato a metà. Tra l’altro non mi è praticamente più successo di farlo, perchè solitamente se comincio una lettura, la finisco anche se non mi piace. Questo però l’ho abbandonato!
    Leggendo i passaggi che hai messo, credo che forse ora ho la curiosità e lo spirito per farlo. In particolare mi è piaciuto il quarto paragrafo che hai messo.
    Quindi grazie!…………………for inspiration!

  2. tesoro… come potrai immaginare, On the Road è in assoluto il mio libro preferito! nessuno ha raccontato l’America come l’ha raccontata Kerouac… in tanti ci hanno provato. In “America perduta” Bill Bryson ripercorre le tappe del mitico viaggio di Kerouac per le strade degli States… certo, è dissacrante e sicuramente ben scritto, ma il fatto che sia un “ripercorrere” e non un “percorrere” la dice lunga.
    Per me Kerouac rappresenta l’America, le sue strade infinite, la libertà di andare ovunque, trovarsi in Oklahoma oggi e poter essere in Texas, Arizona, Arkansas, Montana, Louisiana domani (e incontrare così le mille sfaccettature di una nazione così eterogenea). Il mito che la strada simboleggia negli Stati Uniti non trova paragoni… grazie mille per avermi ricordato tutto questo attraverso queste frasi bellissime!!!
    Ci vediamo tra pochi giorni…
    Roby

  3. E’ una cosa che invidio, forse quella che invidio di più agli Americani, questi spazi, e la possibilità che hanno di prendere con relativamente pochi mezzi, e partire, andare dall’altra parte del continente e fare esperienza.
    Dei miei amici anni fa lo fecero, in Greyhound, senza soldi, e mi hanno raccontato cose bellissime. Non avevano un soldo ma gli hanno ospitati, dato dei passaggi, gli davano da mangiare in cambio di babysitting o cose così. Insomma, un altro mondo.
    Sì non vedo l’ora Roby ; )

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