Gagafied, in Paris.

Fino a qualche giorno fa sembrava pura utopia. Andare a Parigi, viaggiare, camminare, e soprattutto vedere due concerti dopo due delle settimane più terrificanti della mia vita più che un sogno a tratti mi è parso un incubo.

Già perchè che fare, rifugiarsi nella comodità del letto e del riposo pressochè totale e rinunciare a qualche soldo ma con una buona scusa…… oppure armarsi di coraggio, correre qualche rischio e coronare mesi di delirio e crescente passione andando in pellegrinaggio a Bercy?

Ci sono stati momenti di panico devo ammettere, dato che fino a mercoledì una rampa di scale era la morte, ma per quanto mi riguarda, la decisione non poteva essere che partire.

Se avessi impedito al mio fisico di permettermi di fare ciò che desidero sarei morta civilmente 4 anni fa, ma avere il padre che ho me l’ha PROIBITO. Dimentica, me lo dice sempre. E se te ne succede una peggio, dimentica anche quella e vai avanti. E così ho fatto, fortunatamente, perchè due giorni lontani dalle sicurezze domestiche, in una rilassante Parigi primaverile, due serate che se sommate accumulano più sforzo fisico che tutti gli ultimi sei mesi messi insieme, sono serviti più di qualsiasi ricostituente e ansiolitico in commercio.

Le due serate, dunque. Qui lascio parlare il mio compagno di viaggio il caro Diego, il quale oltre che supportarmi come meglio non avrebbe potuto ha scritto anche la più bella recensione di un concerto che mi sia capitato di leggere da parecchio tempo a questa parte, non avrei saputo fare di meglio e in ogni caso avrei ripetuto ogni singola parola.

Bhè cosa dire? Sinceramente: un concerto, anzi due, anzi esagero, un tour che ho amato.
Ma amato di brutto!

E non solo perché per la prima volta vedevo la Germy dal vivo, con i suoi dentini e i suoi capelli color evidenziatore. Ma proprio in assoluto, un vero spettacolo in piena regola. Dalle canzoni, agli arrangiamenti, le luci, le scene, le coreografie deliranti, i balletti, i discorsi acchiappapubblico…

Non so cosa si potrebbe obiettare, e lo dico cercando pure di limitare l’entusiasmo di questa due giorni germanotteschi in quel di Parigi.

Della serie: siete andati in Francia, cosa avete visto?
La gaga.
E poi?
La gaga.

Laughing Laughing Laughing

Quello che subito pensi non appena inizia il concerto è che la Lady ha già capito e azzeccato non dico tutto ma praticamente il 90% di quello che ha fatto. E ci sono le prove palesi. Ha già una sua gestualità, un modo di muoversi, di cantare e di esibirsi che è definibile. Lo stile gaga se vogliamo, quello che caratterizza un artista da miglia di distanza. Lo si capisce subito, da Dance in the dark, che apre lo show. Praticamente per buona metà della canzone della Stefani non vediamo che l’ombra. Dietro un telo semitrasparente, arrampicata su una scala. Illuminata da dietro, è una sagoma nera che si staglia sul pubblico. Sta quasi ferma per tutto l’inizio, inizia a cantare e al primo ritornello zac, fa un veloce movimento di bacino, si gira un po’ e tira fuori l’artiglio da little monster.
E il pubblico impazzisce, esulta, la chiama, la riconosce. Non guardandola neppure, senza aver visto come avrà i capelli o che costume assurdo potrebbe avere addosso. Solo dopo si alza il telo circolare che avvolge il palco e la vedi, gli occhiali d’ordinanza, i vestiti spaziali, le tutine e i ballerini che iniziano a dimenarsi, le scritte al neon che invadono la Gaga City e lei che con calma inizia a scendere le scale. Ti bastano 10 secondi per inquadrarla, poi inizi a cantare con lei, a saltare e a seguirla con lo sguardo.

Si mette subito a gridare e cattura il pubblico già adorante: se siete liberi, stasera qui a Parigi sarete SUPERFREEE, non importa da dove venite, cosa pensate o quanti soldi avete in tasca. Stasera potete essere qualunque cosa voi vogliate essere e fare qualsiasi cosa desideriate fare. Ci chiama petit monster, in continuazione. Dice un sacco di frasi in francese. Ci saluta e ci ringrazia incessantemente.

And the best thing about the Monster Ball is that i created it so my fans have a place to go… A place where all the freaks are outside and i lock the fucking doors. It don’t matter who you are, where you come from, or how much money you got in your pocket because tonight and every other after night you could be who ever is that you want to be…

Difficile forse trovare all’inizio una coerenza perfetta che tenga insieme il tutto, ma alla fine Gaga ci riesce (pure questa) e il quadro si completa: il Monsterball tour è una sorta di viaggio, un percorso a tappe che facciamo (noi, poerchè siamo continuamente coinvolti) in una sorta di paese degli orrori / meraviglie, una Gaga in wonderland se vogliamo, che unisce il grottesco e il delirante con una buona dose del mago di Oz. Come una Dorothy folle e iperattiva, e anche un po’ come la strega del Nord, Gaga ci fa seguire non la strada di mattoni gialli ma la glitter way che si illumina ad un suo segnale. Afferra uno scettro, una sorta di disco stick versione XL e tra le luci soffuse di Bercy lo accende come una enorme torcia, un faro, e ci illumina come ad indicare la strada. Facendoci ovviamente urlare senza freno, sottointeso.

Viene anche portata via da una tromba d’aria.

Oh, what’s that thing way up in the sky? It’s very beautiful but very strange. Is it rainbow? No. Ohh, I don’t feel so well. Little Monster .. Oh no it’s a twister!! mugugna come una bambina triste, mentre gli schermi la avvolgono e lei spunta dopo poco con addosso un vestito candido da fatina con tanto di ali, innalzandosi sul pubblico.

Uno show che dura 2 ore abbondanti, senza troppe pause, continui cambi d’abito, scenografie pazzesche e soprattutto tanta, tantissima improvvisazione. Sia musicale, al piano, dove si vede che è libera di fare quello che gli gira, pure suonare Stand by me, sia con le parole.
Lady Gaga parla tantissimo, fa mille discorsi e altrettanti ringraziamenti e il bello è che comunica anche stando in silenzio. Quando si blocca al termine di una canzone con i dentini da regina dei monster, le gengive in evidenza e la faccia corrucciata, sta in silenzio per minuti, ma tutto intorno è il boato. Quando si mette a cantare a testa in giù sulle scale, idem. Fissa il palazzetto stracolmo al contrario, con i capelli che cadono a terra, le calze scucite e una macchia di sangue sul collo, magari dicendo banalità tipo Non ho mai amato i soldi per poi aggiungere Grazie mille a voi che avete preso il biglietto per il io spettacolo stasera! , ed è nuovamente vincente.

Non ho mai sentito una cantante ringraziare così tante volte il suo pubblico, la città che la ospita, in un continuo di I love you so much Paris, today is the liberacioooon, you are the petit monsteeer, invitando a tendere un alto la manina ad artiglio. PAWS UP. Noi che eravamo in tribuna abbiamo visto alzare le unghie in alto a bambine, cinni, coppie adulte e una marea di finocchie.
Appunto, le finocchie. La ciliegina sulla torta: per terminare l’opera cosa manca? Un ringraziamento, semplicemente. Per cui, prima di intonare Boys boys boys circondata da ballerini sculettanti e ovviamente finocchioni, con pacchi posticci e superdotati, Gaga chiede aiuto ai suoi deepest and the loyal firends: the french gay boys!
Minchia, un terremoto. Shocked Laughing

FAVOLOSA.
Ha una personalità incredibile.

Si butta a terra e, dopo un po’ di fiato, strepita I’m like Tinkerbell, I need applause to live! E ancora un momento di puro delirio fanatico. Dice che agli inizi della sua carriera le dicevano che non era brava abbastanza, bella abbastanza, che non scriveva abbastanza bene le canzoni o che non suonava, che non ce l’avrebbe mai fatta. Ma lei ha mandato tutti a fare in culo perché voleva diventare una star. E ce l’ha fatta.

L’avventura prosegue tra interlude che sembrano videoinstallazioni di arte moderna, una clip bondage e con maschera di lattice, fontane e angeli, una parte centrale da pelle d’oca al pianoforte. Brown Eyes e Speechless sono a dir poco da lacrima, seriamente.
A suonare in piedi, piegata a 90, intonando le ultime note coi tacchi e saltando sui tasti, usando i premi vinti come dildo o con allusioni sessuali a cock o double penetration, qualsiasi follia non intacca la potenza emotiva del pezzo acustico e la sua voce dal vivo è incredibile.

Alla fine arriva il nemico da abbattere. Nelle fattezze di una creature degli abissi è lui, The Fame Monster in persona che cerca di catturare la Germy con i tentacoli. Lei ci chiama in aiuto: solo i flash delle macchine fotografiche possono sconfiggerlo, scattate foto little monsters! Fino al colpo di grazia: la gaga con uno dei suoi “simboli” caratterizzanti, reggiseno e mutande esplosive. Bon nuit!

Ovviamente manca il gran finale, che dico, il finale ENORME. Basta un ooooohh ooooh e praticamente siamo tutti sotto stupefacenti in tempo zero. Entrambe le sere dopo averla amata entrare in scena negli anelli rotanti, praticamente me la sono un po’ persa da tanto ero preso a urlare, ballare, muovermi, guardare intorno il delirio che coinvolgeva tutti. Una figata pazzesca, si. Bad romance è POTENTISSIMA.

Come si dice: quando un filmato rende più di mille parole. Eccoci.


Concludendo: uno spettacolo clamoroso, a 24 anni, un album e mezzo all’attivo, vagonate di premi e questo tour. Mondiale.

Gaga rulez.

“I hate… the truth. Infact, I hate the truth so much, I’d prefer a giant dose of bullshit anyday over the truth.”

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~ di muchadoaboutnoth1ng su maggio 24, 2010.

10 Risposte to “Gagafied, in Paris.”

  1. Kia you make me so happy I could die! ^__^
    Son stati 2 giorni da ricordare, per tutto! Il bis della germy, le lacrime e il CHECARRRAAAA, le manine e i dentini a profusione, le colazioni XL con tanto di pancakes e sirùp d’acero, il fidato Al pacino Dr. Morte, Primi Baci e la CNN con i fermo immagine anni ’50 e la voce della speaker sempre uguale ma soprattutto l’ora di dialogo e di pagliacciate come se nulla fosse alle 4 del mattino. Cioè, roba da ai confini della realtà, da dormienti a perfettamente lucidi in 2 nanosecondi ahahahahah!!!! 😀

    Merci Gaga, merci Paris!

  2. Merci uzz & kia :*

  3. Che bel post tes…………:-*

  4. Un concerto favoloso ed una compagnia degna… Grazie Gaga e grazie Kia&Uzzo!

  5. Oh meraviglioso il resoconto del concerto!!! sono estasiato, avrei voluto esserci *__*

    kiara tuo padre è un idolo!

  6. @ Uzzo sottoscrivo tutto e aggiungo le trattative con i bagarini più loschi presenti a Bercy da cui siamo usciti entrambe le volte vittoriosi, I GRATTINI, I GRATTINI E I GRATTINI, l’ascensore più lento del mondo, i pranzi sempre sobri e leggeri, Starbucks che farebbe bene a produrre solo beveroni perchè i dolci fanno cacare a spruzzo, l’impacchettamento impunito di croissant a colazione, l’italiano bono che la prima sera ti ha ballato davanti due ore causando bava copiosa… e quell’ora di delirio nel cuore della notte, merita la menzione d’onore!

    @ Beps Sam Lux: Grazie :-**

    @ Jimmy a Milano ci devi essere…c’è tempo, ora di dicembre! E…. grazie *_*

  7. I grattiiiii con tanto di scoperta del tuo punto debole… Anzi, chiamiamolo proprio punto G, anzi no, punto GaGa ahahhah!!!! :))))
    Non dimenticherò mai 2 tue espressioni:
    – la fame MOSTRO davanti alla crostatina di fragole, lamponi e frutti di bosco
    – l’espressione delusissima ogni volta che ordinavi la stracazzo di SPARKLING COLD WATER e portavano la bottiglia anonima con la peggiore acqua calda del rubinetto.

    PERRIER cazzoooo 😀

  8. AHAHAHAHAHA avevo rimosso l’acqua… diobono tre giorni a chiedere acqua fredda e gasata e a bere acqua del rubinetto maledetti!
    Ah credo sia stata proprio quella tortina a provocare i nostri deliri delle 4 del mattino sai? :-)))

    GRATTINO RULEZ.

  9. Che figatona la prima foto!!!
    Il commento di Uz è bellissimo

  10. Vero Diè? Ho voluto metterne una di un costume non tanto sputtanè, che io ho adorato!
    Quegli occhiali sono spettacolari.

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