Bene, questa è paura. Allontanati. Distaccati. Staccati.

 

 

Sono un pò snob con i libri. Un pò parecchio, devo dire. Snob circa gli autori più che altro, difficilmente riesco a prendere un libro a caso in libreria basandomi solo sul passaparola o sulla frase di lancio, nonostante in alcuni casi trovi anche interessante la trama; soprattutto se questo magnifico libro lo hanno letto TUTTI e ancora di più ti dicono che LO DEVI LEGGERE, in quei casi, il rifiuto è totale e assoluto.  L’unica volta in cui ho ignorato questo rifiuto è stato con “L’Alchimista”, e dio, ancora me ne pento.

Quindi niente Faletti per me, niente Fabio Volo. Niente Solitudine dei Numeri primi o le altre decine di depressioni di trentenni che ultimamente sembrano le uniche cose pubblicate insieme ai vampiri e alle teen ager ninfomani.

Ma ogni tanto mi lascio convincere dall’entusiasmo di qualche amico,  come in questo caso,  e a volte, per una strana coincidenza, capita che QUELLO sia il libro che proprio in quel momento sembra scritto per te.

E così è stato. Non sono una grande fan dei libri che ti spiegano il senso della vita, o che più che altro se ne inventano uno, nè di quelli che dicono l’ovvio e lo vendono come un segreto per una vita migliore. Considero ad esempio la versione “easy” della Kabbalah (quella che ci è stata propinata negli ultimi anni, non quella vera che va studiata e compresa ma quella tutta “luce & fatepaceebene”)  parte  di questa categoria di libri.

Insomma non riesco a farmi dire da un libro “devi essere una brava persona” e poi dargliene il merito.

Questo libro, parzialmente, fa parte di questa categoria: ti dice quello che vorresti sentirti dire.  Ma senza la presunzione di proclamare al mondo la verità assoluta, e senza l’arrogante promessa di poterti  cambiare la  vita che invece hanno gli altri.

Si tratta di una storia vera,  del racconto degli incontri dell’autore con un suo vecchio professore dell’università, Morrie Schwartz.  Non si sentono nè si vedono per 16 anni nonostante siano stati molto legati, e il motivo che spinge Mitch ad andare a trovare il vecchio professore è una sua apparizione in televisione, intervistato da uno dei più famosi anchorman della tv Usa. Già, perchè nonostante la sua cultura, la sua saggezza e le sue doti di insegnante, Morrie scatena la curiosità e l’interesse del mondo perchè sta morendo.

Ha la SLA, è certo della sua morte ed è altrettanto certo però di non voler morire lasciandosi dietro rimpianti, saluti mancati, nè mesi di autocommiserazione. Così vede più gente possibile, e tra queste persone c’è anche Mitch, che nel frattempo è diventato un importante cronista sportivo. Si incontrano ogni martedì perchè “sono gente da martedì”, come amano ripetersi, e parlano di tutto, argomenti che sceglie Mitch, la vita, la morte, l’amore, la famiglia.

Mi sono identificata molto in tutti e due, a  volte era anche difficile decidere all’interno dello stesso dialogo con quale dei due mi trovavo più d’accordo.. con Mitch, che insegue la carriera, i soldi, il “di più” in qualsiasi cosa.. o con Morrie, il vecchio professore morente?

Molto spesso mi era più naturale immedesimarsi in Morrie. Perchè sebbene io non stia morendo (non nell’immediato, quantomeno) , come dice Morrie ci sono avvenimenti che ti cambiano talmente tanto che ti è impossibile tornare la persona che eri, perchè non puoi, perchè qualcosa si è rotto rispetto al mondo esterno e perchè, a volte, non vuoi.

La malattia ti cambia, finisci con il giudicare più pesantemente le persone e i loro lamenti senza senso, diventi più intollerante. Ti arrabbi più facilmente, perchè il male rende nervosi. Cominci a pretendere di più e contemporaneamente a restare maggiormente deluso. Ti stanchi, e poi rinunci a spiegare perchè non puoi fare determinate cose… perchè non è che non vuoi, non puoi.

E rischi di diventare una persona cattiva. Io credo di averlo evitato, e spero di evitarlo in futuro, nonostante non sia altro che un’altra cosa da aggiungere alla lista “Cose contro le quali lottare”. C’è un passaggio in particolare che mi ha fatto realizzare che no, non so se non lo sarò in futuro ma di sicuro ora non sono una persona cattiva.

Fece una pausa, poi mi fissò. “Io sto morendo, no?”

Già.

“Perchè credi sia importante per me ascoltare i problemi degli altri? Non ho abbastanza sofferenza e dolore di mio? – Certo!! Ma dare agli altri è quello che mi fa sentire vivo. Di sicuro non la mia macchina o la mia casa. Nè quel che vedo allo specchio. Offrire il mio tempo,  far sorridere qualcuno che prima era triste, è quanto di più vicino a sentirmi sano io potrò mai provare”

 

E infatti è proprio nei giorni in cui non ce la fai a far ridere, a dare conforto, che smetti di vivere. Il problema è che spesso è volentieri non smetti di vivere solo per te stesso ma anche per (quasi – per fortuna) tutti quelli che ti circondano. Perchè li hai abituati bene. Li hai abituati a te. Vi ho abituati a me.

Questa è quella che sono però, e sono orgogliosa di essere tanto simile a Morrie e di avere ancora un pò di tempo davanti per poterlo dimostrare.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su luglio 8, 2010.

7 Risposte to “Bene, questa è paura. Allontanati. Distaccati. Staccati.”

  1. Che dire, mi hai steso con questo pezzo.
    Un libro scoperto per caso durante il primo gg di estate: mi son rintanato alla Feltrinelli per prendere aria e lo vedo che mi guarda. Leggo la trama e subito impazzito (è risaputo che amo i dialoghi, lunghi e interminabili dialoghi in un unico ambiente). E nel giro di due settimane lo lessi tutto.
    Un libro che, come dici bene te, non è nè arrogante ne presuntuoso ma che con tatto, delicatezza e umanità descrive la malattia ma soprattutto il rapporto con la morte.
    La religione purtroppo ce la fa temere (giustamente?) e ne siamo terrorizzati. In questo libro l’assoluta lucidità con cui Morrie vive i suoi ultimi giorni mi hanno illuminato tantissimo. Certe frasi che sono macigni che ti entrano in tasca per appesantirti mentre stai nuotando a mare aperto. Mi riferisco alla metafora del letto, bellissima e potente.
    E sono davvero felice ti sia piaciuto perchè se da un punto di vista cinematografico so bene i tuoi gusti, da un punto di vista letterale è sempre difficile consigliare: troppe variabili, troppe scelte personali, e un passato di vita che inesorabilmente influenza il tuo gusto. Ma nel profondo ero convinto ti sarebbe piaciuto. E ne sono felice.

  2. Kia ora lo voglio leggere pure io :*

  3. ti bacio tanto…

  4. E io sono contenta di aver seguito il tuo consiglio Beps! Paolo, leggilo.

    Isa.. ❤ ok qui non credo si veda però hai capito 😉

  5. Bellissimo post, davvero… *__*

  6. *___*

    lo leggerò

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