Ossessioni incrociate

Dearest,

I feel certain that I am going mad again. I feel we can’t go through another of those terrible times. And I shan’t recover this time. I begin to hear voices, and I can’t concentrate. So I am doing what seems the best thing to do. You have given me the greatest possible happiness. You have been in every way all that anyone could be. I don’t think two people could have been happier till this terrible disease came. I can’t fight any longer. I know that I am spoiling your life, that without me you could work. And you will I know. You see I can’t even write this properly. I can’t read. What I want to say is I owe all the happiness of my life to you. You have been entirely patient with me and incredibly good. I want to say that – everybody knows it. If anybody could have saved me it would have been you. Everything has gone from me but the certainty of your goodness. I can’t go on spoiling your life any longer.

I don’t think two people could have been happier than we have been.

V.

Ammetto, con enorme dispiacere, di essere tra le persone che hanno “scoperto” Virginia Woolf grazie a questa lettera (o della versione cinematografica di questa lettera) e grazie a The Hours. A mia discolpa posso dire che ho fatto una scuola da dementi in cui la parola letteratura, specie se inglese, era equiparata ad una bestemmia.

Da completa ignorante quindi andai a vedere The Hours, del quale in verità non è che sapessi proprio bene la trama. A conquistarmi, mesi prima che uscisse, era stato il cast ma anche e soprattutto la colonna sonora di Philip Glass.  Davvero magnifica,  uno di quei casi in cui la colonna sonora diventa opera d’arte a sé e allo stesso tempo si rende indispensabile per la riuscita di un film, ne diventa parte integrante come fosse un personaggio dello stesso, riempie i silenzi in cui la sceneggiatura non è riuscita ad arrivare.

E così è per questo film. La sequenza iniziale, una delle più belle che io abbia mai visto, è pura poesia. Si apre con le tre protagoniste vengono presentate una dopo l’altra nei vari momenti del risveglio, con la musica le accompagna e ci accompagna mentre ci spostiamo dall’Inghilterra di inizio secolo scorso, agli Usa degli anni 50 fino ad arrivare ad una innevata NY attuale, e si chiude quando  tutte e tre stanno per iniziare la propria giornata e vengono a contatto con il mondo esterno. Quando la musica si interrompe è una frase a riempire il silenzio, frase che è denominatore comune di tutti i personaggi e uno dei migliori incipit mai scritti:

“Mr. Dalloway said she would buy the flowers herself.”

Credo che mai nessuna frase abbia riassunto un intero romanzo e descritto così bene un personaggio come questa, e l’utilizzo nel film da parte di ciascuna protagonista in un modo differente lo trovo semplicemente geniale. Virginia, la scrittrice. Clarissa, il personaggio. Laura, la lettrice.

Il film descrive un giorno qualsiasi nella vita di queste donne, alternandone sentimenti e destini fino al culmine, il finale, quando Virginia prende in mano le redini della storia decidendo le sorti di ognuna,  e – non ho paura a dirlo – è uno dei film che mi hanno più segnata e continuano a segnarmi, il film che guardo quando ho quasi toccato il fondo e ho bisogno di una valvola di sfogo prima di risalire. Quando lo vidi per la prima volta, tra l’altro, ero in una  di quelle fasi, quando sei al termine dell’adolescenza, in cui le passioni diventano molto facilmente ossessioni che vanno avanti per mesi. La visione era quasi un rito settimanale, la colonna sonora mi accompagnava in ogni spostamento e oltre alla venerazione per le tre attrici protagoniste ha generato in me anche quella per la Woolf.

Il suo modo di scrivere è quello nel quale fino ad ora mi sono riconosciuta maggiormente,  così bello da perdersi nelle parole non facendo caso, alcune volte, alla trama del romanzo. L’unico che mi porta a rileggere le stesse pagine due, tre volte prima di andare avanti, e non perchè non ne abbia capito il significato bensì per asssaporare le parole, una ad una. Dai romanzi il passaggio ai saggi è stato immediato, con “Una Stanza tutta per Se” che è diventato un pò il mio manifesto negli anni in cui ero convinta che la scrittura sarebbe stato il mio destino ed era il mio sogno.

Virginia però non è solo letteratura, e almeno per quanto mi riguarda. Buona parte dell’ammirazione e stima che provo per lei vengono anche e soprattutto dalla sua personalità, o almeno da quello che lascia trasparire nelle sue lettere (“Adorata creatura”, il volume in cui sono raccolte le lettere da e per Vita Sackville West l’ho centellinato e riletto fino a consumarlo) e da “Diario di una scrittrice”. Non che parli molto di cose personali in senso stretto (il tipo di “gossip”  che ci si aspetta in un diario, per intenderci), quanto perchè fornisce come mai era successo prima un accesso alla mente del genio, alle procedure che utilizza, le ispirazioni e le debolezze. Insomma una vera e propria bibbia per chi vuole iniziare questa professione o sia anche solo appassionato di letteratura e abbia la curiosità di sapere cosa succede tra il momento della creazione del romanzo e il momento dell’uscita nelle librerie e conseguente lettura. In particolar modo di Virginia mi ha colpito molto l’insicurezza che accompagnava la fine del romanzo e la pubblicazione, soprattutto se paragonata con la sicurezza estrema che qualcuno definirebbe arroganza che invece l’accompagna in altri momenti (ad esempio nelle numerose recensioni pubblicate sul Times Literary Supplement o ne “il Lettore Comune”).

Qualche sera fa, rovistando nel Mac in cerca di files con nomi improbabili sepolti nell’hard disk, ho trovato questo wav intitolato semplicemente “VW”. Ho premuto play, e, come sempre, mi sono commossa.

Ricordo come fosse ieri l’emozione che provai la prima volta che ascoltai questo file, un raro e brevissimo clip della sua voce estratto da un’intervista alla BBC. Mi sentii come se mi si fosse materializzata davanti, e da quel momento ogni parola che ho letto scritta da lei ha assunto tutto un altro colore, come succede quando per anni si scrive ad un amico e finalmente lo si conosce di persona.

Virginia Woolf speaking

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~ di muchadoaboutnoth1ng su luglio 21, 2010.

17 Risposte to “Ossessioni incrociate”

  1. Mi sono perso in questo meraviglioso post… Hai trasmesso tutta la gamma di sensazioni che solo la pagina scritta riesce a far scaturire così impetuosamente…
    E che emozione sentirne la voce,per me è la prima volta! Grazie! *__*

  2. Mi si riempiono gli occhi a leggere questa lettera, ogni volta. Poi il potere delle immagini amplifica e sentirla leggere mentre stai vedendola immergersi in quel fiume genera ogni volta emozioni contrastanti: da una parte sembra stia andando in uno stato di pace e serenità che da viva non avrebbe mai potuto raggiungere, dall’altra senti fitte terribili perchè un genio si “sta arrendendo” alle voci. In questo film è presente non solo una delle sequenze più belle di sempre (the station) ma anche una frase che mi ha permesso di superare tanti brutti momenti e che ogni volta uso per autorigenerarmi Non so se sia una sua frase ma in ogni caso trovo la rappresenti appieno (“non si può trovare la pace sottraendosi alla vita”).
    Virginia da un punto di vista letterario la conosco poco: iniziai a leggere LA SIGNORA DOLLOWAY subito dopo il film, quando ancora leggevo non per il piacere di leggere ma perchè si doveva leggere.
    Non lo terminai e ancora adesso è lì sulla mensola in attesa. Lo so, vergognoso.
    Ma preferisco aspettare e maturare piuttosto che sprecare un libro così intimo e introspettivo.
    Bellissimo post:-*
    E grazie per il file audio!:-**

  3. Post meraviglioso. Condividevo la tua passione per la Woolf, e sono lieto di poter finalmente condividere quella per The Hours, che come sai ho rivalutato dopo anni di perplessità.
    Sono arrivato a Virginia tramite Forster, e scoprirla è stato devastante. Definarla geniale è poco. Penso a lei ogni volta che mi viene da usare la parola “genio” a proposito di qualcun altro, e il risultato è che evito di usarla. I romanzi, i racconti, i saggi, il diario, le lettere.. in ogni cosa che ha prodotto si sente la sua grandezza. Perfino in certi bigliettini raccolti nei volumi delle lettere si avverte questa cosa. Pensare a lei è una delle poche cose che mi fa sperare che l’umanità non sia solo un gran mucchio di merda

  4. @ Diè: Grazie!

    @ Beps: anche io amo molto quella frase, e non ho mai capito nemmeno io se sia sua o meno, ma di sicuro è vera!
    Ti consiglio di provare a ricominciare “Mrs Dalloway”, credo che tu abbia lo spirito giusto ora 😉

    @ Jimmy, ti ho già detto che sono contenterrima che hai rivalutato The Hours? Mi sono sempre chiesta come mai non ti fosse piaciuto, non me ne facevo una ragione ahahahah!
    L’ultima frase la sottoscrivo lettera per lettera.

  5. Entro in punta di piedi perchè io continuo ad ignorare la Woolf, prima o poi dovrò leggere qualcosa. Il film però è ovviamente tra i miei preferiti! Post bellissimo

  6. Non dimentichiamoci che questo è uno degli ultimi film in cui Nicole ha ancora un volto umano. Va apprezzato anche per questo!

  7. Eh si, ora è un mostro di donna..

    Kia, sarà la prima lettura autunnale, i’m ready!:-)

  8. @ Jah, temo di non essere del partito “non si può più guardare”, anche perchè secondo me dopo The Hours ha fatto ancora cose ottime.. io poi ho adorato Australia, nonostante le sue labbra 🙂

    @ Beps: OTTIMO!!!

    @ Diè: Prova ad iniziare qualcosa, secondo me è anche abbastanza legata a quella che è la tua professione e ti piacerà. Sia in Mrs Dalloway che in Gita al Faro troverai un sacco di spunti.

  9. Io mi riferivo solo al lato estetico! Si è rifatta di tutto, e male. Quanto era straordinaria in Moulin Rouge? In ritorno a Could Mountain era ancora bellissima, poi il declino. 😦

  10. Non nego assolutamente si sia rifatta qualcosa, ma c’è stato un periodo in cui era molto molto evidente. Ora l’effetto è andato riducendosi (basta vedere una qualsiasi delle ultime foto paparazzate – http://i49.tinypic.com/1z31px2.jpg esempio a caso) e trovo sia non bella, bellissima.

  11. Si, durante il periodo promozione Golden Compass era davvero difficile guardarla, non riusciva più a sorridere. Ora per fortuna le labbra si stanno sgonfiando ed è tornata allo splendore 2001, soprattutto con i capelli al naturale che le tolgono l’effetto bambolina.
    Poi da quando è mamma è ancora più raggiante.

  12. Effettivamente non vedevo sue foto da tempo, ero fermo all’orribile spot della Schweppes. Nella foto che mi hai mostrato è davvero stupenda e comunque anche io sono un suo fan a prescindere!

  13. beh il processo per me è stato opposto. Nella mia scuola si studiava molta letteratura e dopo aver studiato virginia woolf la nostra prof ci fece leggere il romanzo di cunningham e quindi vedere il film che ne è stato tratto. Ricordo che alla prima visione non mi piacque particolarmente. Ora è nella mia topo20 ideale. e la colonna sonora di Glass è nel mio Ipod.

  14. Ti è piaciuto il romanzo di Cunningham? Io ricordo distintamente di averlo detestato.. è uno dei rari casi in cui la sceneggiatura migliora il libro. Ma d’altronde, stiamo parlando di David Hare.

  15. pensa che anche io ho letto prima il libro, che mi era piaciuto moltissimo…e per anni ho ignorato il film, che mi avete fatto vedere solo voi fans…
    mnetre della virginia non ocnosco nulla se non l’adattamento cinematografico de la signroa dalloway, che adoro tantissimo…
    e che ho letto spinta dall’amore per il film….

    dovrò completare l’opera…

  16. Ecco io Mrs Dalloway non penso lo vedrò mai, è una cosa che non potrei tollerare, e lo stesso vale per Orlando.

  17. perchè? a me piace tanto quel film?…anche se il libro è decisamente meglio…però mi piae come ha reso i colori e la luce del libro!

    uh anche orlando lo conosco solo dal film, e tra l’altro grazie a rai tre che lo trasmise quando ero una ragazina lasciandomi completamente BASITISSIMA!!!

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