The Social Network

 

 

Ok, sono un po’ fuori tempo massimo, lo ammetto.

Ho aspettato, perché come al solito il giudizio di qualcuno mi ha trattenuto dal produrre un post entusiasta e pieno di lodi (you know who you are), ma considerato che più passa il tempo e più credo che sia il film più bello che io abbia visto in quest’annata infausta, e la sensazione non solo non accenna a sbiadire ma va crescendo, beh mi sento quasi obbligata a parlarne.

Le premesse onestamente non mi avevano convinta più di tanto, non riuscivo a capire come un regista come Fincher potesse fare un bel film partendo con un argomento come Facebook. Non mi sembrava abbastanza oscuro, o meschino, e temevo, come un po’ tutti un’agiografia del fenomeno social network e di come abbiano rivoluzionato il mondo e il concetto stesso di amicizia. Tutto vero, per carità, ma per quanto mi riguarda niente di così attraente da meritare l’attesa creata dal film. Quando invece è risultato più chiaro che si trattava di un biopic sul personaggio Zuckerberg l’entusiasmo è cresciuto a dismisura: ho amato persino il film tv “I pirati di Silicon Valley” che raccontava la genesi di Apple e Microsoft attraverso le storie incrociate di Jobs e Gates, il che è tutto dire.

Mi piace la tecnologia, mi piace imparare e ho una stima pressoché infinita per gli hackers, che rappresentano, più di qualsiasi altra categoria di outsiders, cosa significa la parola curiosità. Hanno cambiato il mondo in modo silenzioso e “sovversivo”, utilizzando macchine che erano state riservate a pochi e per scopi limitati, scoprendone nuove funzionalità. Hanno aperto mondi nuovi, spinti esclusivamente dalla propria voglia di sapere e, spesso e volentieri, mettendo a disposizione le informazioni in modo libero.

Qui sta la vera rivoluzione degli hacker per quanto mi riguarda, la condivisione della scoperta.

Sharing is life.

E noi ne sappiamo qualcosa, insomma per chi è stato adolescente negli anni’90 l’idea di condivisione ha assunto tutto un altro significato, sia a livello di informazioni, pensieri o semplicemente foto o musica. Ci sono le eccezioni ovviamente e Zuckerberg è una di queste, essendo il più giovane miliardario al mondo, ma inizialmente anche per lui l’idea di tenere qualcosa per se non aveva senso.

Il film è ispirato ad un libro, “The Accidental Billionaires” di Ben Mezrich. Seguendo due livelli narrativi separati, racconta la creazione di Facebook e le cause legali che ne sono seguite, portate avanti dal suo socio e migliore amico Eduardo Saverin e dai gemelli Winkelvoss. La parte della “creazione” è ambientata ad Harvard nel 2003, e questo sarebbe già un motivo sufficiente a conquistarmi senza opporre resistenza. Perché se c’è una cosa che invidio agli americani più di ogni altra è proprio l’esperienza del college.

Il prestito d’onore. I dormitori. Le confraternite. E non solo provo invidia, ma sono anche fermamente convinta che parte della grandezza di ciò che sono diventati gli Stati Uniti e di ciò che sono ora sia dovuta proprio all’università come esperienza di vita. Senza esagerare.

Una battuta del film riassume particolarmente questo spirito, la pronuncia il rettore di Harvard (ex segretario al Tesoro Larry Summers) mentre parla ai fratelli Winkelvoss, che gli chiedono appoggio contro Zuckerberg, e che suona più o meno così:

“Mettetevelo in testa: qui i ragazzi non vengono per trovare lavoro. Vengono per inventarsene uno”

In realtà la genesi di Facebook, come scopriamo, se si esclude l’aspetto tecnico. che è e resta geniale, non è nulla di eccezionale: Zuckerberg litiga con la fidanzata, ne parla sul suo blog e, completamente ubriaco, crea un sito e sviluppa un algoritmo che permette di votare le ragazze di tutte le varie confraternite di Harvard facendo crollare in una notte il server del campus.

Colonna sonora ansiogena di Trent Reznor, casting pressoché perfetto a partire da Jesse Eisenberg, meraviglioso mix di nerditudine e genialità fino a Justin Timberlake che interpreta un altro ex piccolo genio, il fondatore di Napster, Sean Parker.

Ma è la sceneggiatura ad essere senza ombra di dubbio il punto di forza del film: dialoghi strepitosi, stringati e tesi fin dalla prima scena, che è già cult. Riuscire a tenere alta la tensione durante tutta la durata, dividendosi tra schermi di computer e aule piene di avvocati, non era facile, ma Fincher riesce ad unire in modo perfetto la relativa azione dell’”ascesa” di Facebook al dramma umano che l’ha accompagnata. Il dramma del tradimento, della fine di un’amicizia e della gelosia fino al finale delicato, che riassume la “persona Zuckerberg”.

Ed è lì che ci si rende conto che pur essendo un genio, e il più giovane miliardario al mondo, resta appunto soltanto un ragazzo in cerca di approvazione.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su dicembre 4, 2010.

14 Risposte to “The Social Network”

  1. “E non solo provo invidia, ma sono anche fermamente convinta che parte della grandezza di ciò che sono diventati gli Stati Uniti e di ciò che sono ora sia dovuta proprio all’università come esperienza di vita. Senza esagerare.”

    L’ho sempre pensato anch’io….e mi è capitato di parlarne con un americano poco tempo fa, a loro sembra una cosa così normale che non ci fanno proprio caso, non si rendono nemmeno conto della fortuna che hanno.

    Come sai sono molto d’accordo con tutto il resto della recensione 😉

  2. Recensione stupenda che condivido in pieno. Un grande film sul serio, di quelli che non ti aspetti. Tutt calibrato alla perfezione e con delle scene che ti prendono, ti fanno ansiare e ti esaltano. Penso solo al momento discoteca e a quello della gara di canottaggio (epic moment).
    Ne sentiremo parlare alle nomination 🙂

    Jesse Eisenberg poi è stato straordinario per me.

  3. a me ha deluso proprio per lo stesso motivo per cui a te e’ piaciuto: mi aspettavo un film sul fenomeno dei social media ed invece era tutt’altro
    In questo senso la scelta di fincher e’ stata abbastanza paracula a mio avviso

    PS: l’hai visto in italiano? io ho visto il trailer sul sito del corriere e mi sono messo a ridere per il doppiaggio oRiBBile del protagonista (che invece e’ interpretato alla stra-grande da Jesse Eisenberg)

  4. abbiamo visto lo stesso film! e provato le stesse cose…
    ho adorato tutto, perchè è un biopic, quindi un film basato su fatti, che però riesce a essere accattivante, sicuramente perchè ero affascinata dall’argomento, e poi perchè lo ha reso dinamico e in certe scene, anche frenetico.
    ho lo stesso rispetto reverenziale per gli hackers che ci hanno aperto un mondo di oppportunità…e la stessa invidia per i college americani dove sembrano accadere il 50 % delle questioni fondamentali che guideranno la tua vita.

    Non capisco però come ci si potesse aspettare un film diverso, il trailer, la stessa locandina mostravano le intenzioni. E soprattutto sarebbe assurdo un film su il “fenomeno” social network, perchè è un’esperienza che è appena partita, è troppo giovane per capire che dinamiche sta davvero toccando.
    E poi che film sarebbe stato, su uno che vinee licenziato perchè durante le ore di lavoro gioca alla farm? su tizio che ciula caio mentre è fidanzato con mia sorella?…..
    e cmq ormai non manca commedia che citi l’uso di facebook…..mi sembra abbastanza!
    palbi, non ti conosco, ma non prenderla sul personale, perchè non sei il primo che è rimasto deluso per lo stesso motivo, quindi il mio è una risposta tout court!

    e se si chiama biopic, che tale sia!

  5. Esatto, non sei il primo Palbi che mi fa notare questa cosa ma, sarà che non riesco proprio a farmi venire in mente un’altra possibile trama, non posso ovviamente concordare sul fatto che sia una scelta paracula 🙂
    L’ho visto in lingua appena è uscito lo screener ma poi l’ho rivisto in Italiano e concordo, non c’è assolutamente paragone!!

  6. @alleggerisco no no mi sono offeso di brutto 😛
    Come ci sono molti bei film sul fenomeno tv (da Quinto Potere a The Truman Show) nonostante la tv sia piena di trashume, cosi’ si possono fare cose interessanti sul mondo del social network nonostante farmville
    Un esempio di quest’anno e’ Catfish

  7. Ma tu pensa, scoprire questo post per caso, pugnalato così alla schiena.Psè!ahahahahhahahahah!
    Prima di tutto, quoto e condivido il pensiero del college: gli USA sono grandi soprattutto perchè il collega ti forma, ti plasma e una volta che esci da quel luogo di grande formazione entri nel mondo del lavoro con la consapevolezza di essere li perchè te lo meriti. Altro livello proprio.

    Ma veniamo al film. Non posso confutarti nulla di quello che hai scritto perchè trattasi di punti di vista diversi in partenza.
    E’ vero, questo tipo di storia non è molto nelle mie corde ma questo è relativo: anche The Wrestler non era nelle mie corde ma mi ha fulminato subito. Qui invece ho trovato tutto (tranne la prima mezz’ora, meravigliosa e potente) estremamente piatta ma soprattutto Fincher mi sembra offuscato da tutto e tutti: guardi il film e a emergere è tutto tranne la sua regia, particolarmente piatta. E il film alla fine non è altro che un biopic tradizionale, nulla di più. Monotono, costruito per tappe.
    E dopo Benjamin Button comincio a credere che Fincher sia rimasto impigliato nella ragnatela hollywoodiana.
    Zodiac, The Game, Panic Room, Seven sono ormai solo ricordi.

  8. Altro che pugnalato alla schiena, te lo dovevo nascondere sto post ahahahahahahah
    Cmq niente da dire sul commento, la pensiamo proprio in modo differente! 🙂

  9. ma non è vero che è piattoooooo (e qui arrivo io a combattere contro i mulini a vento ahahah)….
    se è tutto un sovrapporsi di paini temporali diversi?!
    e poi, non prendiamoci in giro, un biopoic deve essere un biopic…e come lo vuoi mettere, devi comunque seguire la cronologia se mi vuoi raccontare la storia dei fatti…altrimenti non si capirebbe nulla! (ma se vui ci innoltriamo in un dibatti di teoria storiografica e le unità di tempo, luogo e spazio che rendono un’opera storiaca tale che ha teorizato anche manzoni…)

    quindi in sostanza io, presente a tutte le mie facoltà (per quanto possibile!), dichiaro: che se non vi è piaciuto questo film è perchè in sostanza a voi della storia di Zuck non ve ne frega una cippa e non volevate saperne di più…
    e infatti il 50%, per i dati in mio possesso, dei detrattori del film nemmeno possiede un profilo facebook.

    con questo ho chiuso…
    baci infuocati a tutti!

  10. Sono le ore 01.19 di notte ma ti rispondo cmq perchè mi irrita quando mi si dice qualcosa che non è così!Tiè!ahahhahah!
    Per me la storia, la trama, chiamala coem vuoi non è importante di per sè. O meglio non è la prima cosa che guardo quando scelgo un film. Il modo con cui si decide di raccontarla, il punto di vista mi affascinano molto di più. Ci sono tantissimi casi di film che sulla carta non mi attraevano, vuoi perchè quel mondo non mi appartiene, vuoi perchè il cast non mi ispirava, che poi si sono rivelati straordinari.
    Quindi se mi dici che il film non mi è piaciuto perchè di Zuck non mi fregava nulla sbagli. E se lo dici con questo tono mi fai pure incazzà!ahahhahah!
    Il film non mi è piaciuto perchè è un film tradizionalissimo nella forma, non prendiamoci in giro: dopo un incipit grandioso il film è costruito sullo scheletro delle udienze a ad ogni dialogi figo si torna con un f/b a quel fatto. E’ la prima volta che vedi questo tipo di struttura?No. E’ la classica struttura da biopic. Se poi a te piacciono i film così è un altro discorso ma a me, coem ben sai, mi annoiano perchè sono prevedibili e meccanici. Quindi:

    – NO, il film non mi è piaciuto perchè parla di uno cla cui vita poco mi attirava
    – io conosco persone con profili facebook che la pensano coem me.

  11. Eh ma scusa, ma se di zack poco ti interessava e sapevi che era un biopic, e con altissima probabilità tradizionale, anche perchè quelli che non lo sono, sono eventi rari, cosa che a te non piace: perchè lo hai visto?
    cioè, io non contesto il fatto che a te non sia piaciuto, ma il fatto che tu dica che non abbia corrisposto alle tue aspettative!
    Anche perchè ha raccontato una vicenda di 3 anni? forse poco più…non è che il materiale potesse essere molto! E in sostanza l’oggetto è per forza e unicamente la causa legale…Dovendo poi essere legati a fatti, secondo me non esiste margine per aspettative strettamente cinematografiche.
    Io quando scelgo di vedere film del genere voglio fatti, quasi fosse un documentario, sono quelli che mi appassionano…

    cmq il mio post sopra era tutto ironico, ma tu all’una di notte non mi percepisci……..

    • Beh no, non sapevo nè che era un biopic nè tantomeno che aveva questo tipo di struttura perchè Fincher è tutto fuorchè un tradizionalista (anche se gli ultimi due film potrebbero ora darmi torto).
      E tranquilla, non mi son offeso..so che sei ironica anche perchè non ti azzarderesti a sfidarmi in toni accesi, sei troppo intelligente!
      ahahahahhahahaha!

  12. Pensa, io mi aspettavo una roba un pò pallosa, e ho visto qualcosa di appassionante e avvicente. Tu to aspettavi qualcosa di intrigante e moviemntato, e ti sei annoiato e non ti ha colpito nulla……………..
    siamo proprio la coppia perfetta per Ma come ti vesti?!

    sul fatto che io sia intelligente si può sempre dubitare, sul fatto che potrei sfidarti però..tse, non essere così pacioso! ahahahahhah

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