A star is born, and I was there when it happened

The Monster Ball


Eccomi qui, dopo uno dei week end più folli e belli della mia vita a fare il mio dovere di Piccolo Mostro e a parlare dei due concerti milanesi della Germy.

Innanzitutto, io mi sono divertita.

No perché mi sembra che tra i numerosi commenti che ho letto sull’argomento se ne parli poco o per nulla ma dovrebbe essere una cosa fondamentale l’aspetto “ludico” quando si parla di un concerto. O meglio, dovrebbe esserlo per noi che siamo solo spettatori e non addetti ai lavori, noi che non siamo Luzzato Fegiz e non siamo pagati per esprimere asetticamente la nostra opinione ma soprattutto noi che paghiamo 80 euro per un parterre, non dovremmo avere il divertimento come scopo primario?

Evidentemente no. Evidentemente starsene immobili ad analizzare uno spettacolo che si vede per la prima volta, paragonandone e confrontandone i dettagli è il nuovo trend, come se fosse un lavoro al contrario, un lavoro che si paga per fare.

Ma per me non è così e spero non lo sarà mai, e ho sempre trovato molto difficile recensire i concerti perché per quanto mi riguarda sono un insieme emozioni, sensazioni visive, uditive, tattili e perché no, anche olfattive, e non si possono spiegare.

Quindi non posso spiegare perché durante Dance in The Dark avevo la pelle d’oca, né perché dopo l’ultimo “Baby” mi si sono inumiditi gli occhi.

Non posso spiegare perché a me tutti i vari discorsi sulla libertà, sull’amore, sull’essere diversi ma orgogliosi hanno fatto sentire parte di qualcosa.

Non posso spiegare perché sentirle cantare You and I è stato come ricevere un regalo di natale in anticipo, e non posso spiegare perché mentre lei la cantava, e mentre io la cantavo, dentro di me le dicevo GRAZIE GERMY.

Non posso spiegare perché mi sono sentita così orgogliosa dopo ogni acuto.

Non posso spiegare perché mi sono ritrovata a guardare gli schermi durante gli interlude, nonostante fosse la quarta volta, e perché quello in bianco e nero con lei che parla mi abbia fatto una tenerezza incredibile.

Non posso spiegare neanche il perché io le creda quando professa amore per noi Piccoli Mostri, nonostante sia una cosa da teen-ager e un po’ me ne vergogni.

Non posso spiegare perchè ho amato così tanto passare almeno metà show con l’artiglio per aria, nè perchè abbia amato tanto passare l’altra metà dello show mostrando i canini.

Non posso spiegare perché guardandola e guardando la sua neanche remota perfezione fisica non mi viene in mente di insultarla ma al contrario, me la fa stimare di più.

Non posso spiegare perché mentre saltavo Boys Boys Boys a mezzo metro da terra, mentre cantavo e abbracciavo i miei compagni d’avventura mi sono sentita felice come non lo sono stata da mesi, nonostante una macchia in un occhio e nonostante i dolori che fino alla mattina stessa quasi non mi facevano camminare.

E no, non posso spiegare neanche perché ogni volta che parte Bad Romance, ad ogni “Je veux ton amour Et je veux ta revanche”, e “I don’t wanna be friends” mi sento obbligata a documentare il momento perché mi sento bene e me lo voglio ricordare.

Certo non sono una sprovveduta. Ho visto quasi 100 concerti in vita mia (probabilmente una novantina in più rispetto alla maggior parte dei tuttologi dell’ultim’ora), molti di questi pop, e so benissimo cosa deve o non deve possedere uno show del genere per funzionare e per coinvolgere. So benissimo di aver visto costumi migliori in vita mia, coreografie migliori, scenografie migliori. E non mi interessa.

Una cosa però sono certa di non averla mai vista, perché sono arrivata tardi. Non ho mai assistito alla nascita di qualcosa che è venuto per restare e per essere ricordato nei decenni a venire, non ho mai assistito alla nascita di un mito.

Fino ad ora.

 

 

 

NB: Siccome so anche che tutto questo verrà copincollato e schernito lancio un bel vaffanculo nel mucchio.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su dicembre 9, 2010.

13 Risposte to “A star is born, and I was there when it happened”

  1. Ma chi è che ha il coraggio di schernire quello che hai scritto? Qualche invidioso immagino 🙂 Comunque hai detto tutto tu, non ci rimane che mandare un grosso PPPPRRRRRR se qualcuno ha qualcosa da ridire

    • Non la chiamerei invidia, più che altro non rendersi conto che lei non punta una pistola al cranio di nessuno per obbligarlo a vederla e sentirla.

  2. GRANDISSIMA! BRAVA CHIARA. STIMA PROFONDA ED INCONDIZIONATA!

  3. TE AMO BAMBINA 😀

  4. Grande 😀
    Sono molto d’accordo, nonostante le perplessità su alcune cose che sono nate leggendo recensioni post concerto o over-analizzando (cosa che, forse hai ragione, non spetta a noi fare, ma ultimamente si tende a fare un po’ troppo, io in primis) non posso negare che durante il concerto mi sono solo divertita e ho cantato e saltato nella folla nonostante pochi istanti prima dell’inizio avessi quasi pensato di spostarmi per la spossatezza post-coda al gelo.
    Ma quando è partita Dance in the Dark…non erano brividi di freddo.

  5. Hai l’antischerno incorporato tesoro mio tranqui, e quando c’è così tanta gioia e positività in quello che scrivi, qualsiasi critica possano fare al tuo racconta cade in auomatico oblio.

    Son contentissimo e un bel pò invidioso del tuo entusiasmo fanatico, anche perchè io non ho mai visto nascere nessuna Icona finora!
    xxx
    Dani

  6. Sottoscrivo tutto, tutto quanto. E sono davvero felice, nel vero senso della parola, di leggere commenti e recensioni del genere. Sono quelle che contano perchè fanno riferimento all’esperienza individuale, alle sensazioni che uno show trasmette direttamente dentro di noi. Quel d-d-d-d iniziale del primo video, quando si spengono le luci ed è tutto un panico + ansia + agitazione, anche se il giorno prima si è già visto tutto, anche se mesi fa lo scoprivamo insieme per la prima volta. E’ uno di quegli spettacoli che ti fa saltare, cantare, ululare e nello stesso tempo è così pieno che ti fa aver voglia di guardare chi ti sta vicino, abbracciarlo durante You and I, prenderlo per mano per fare una qualche coreografia improvvisata di Bad Romance o di Alejandro. E poi tutti quegli artigli alzati per aria, le tribune piene di paws up, le braccia alzate dal fondo del mixer fino alle primissime file… quello significa far parte di qualcosa, per me.
    Sono cose che, mio dio, non capitano così facilmente!

    Stars in our eyes ‘cuz we’re having a good time.

  7. E poi si, ormai schernire la Gaga e non volerne riconoscere l’importanza che sta avendo (cosa che non dico io, non dici te, ma lo dicono in tantissimi, e non sono solo fan, mica cazzi) è proprio una cosa tristanzuola. Non dico farsela piacere per forza, per carità di Dio, ma proprio quelli che continuano a trattarla come l’ultima delle sgualdrinelle del pop temo non abbiano capito molto bene la sua portata.

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