The Fighter

 

 

Le premesse non erano le migliori: mesi di foto di Wahlberg mezzo nudo e di Bale con barba e capelli lunghi così brutte da allontanare qualsiasi curiosità dovesse PER CASO materializzarsi (ecco un “bell”‘esempio: https://muchadoaboutnoth1ng.files.wordpress.com/2011/01/52covv25_promofront.png ) , e il fatto che in apparenza sembrasse il solito film sulla boxe non hanno di sicuro dato una mano, almeno nel caso di persone che hanno dei preconcetti circa questo tipo di film.

La cosa positiva di “The Fighter” però è proprio questa, pur essendo un film di genere e nonostante la trama sia piuttosto ovvia (essendo anche basato su una storia vera lo è a maggior ragione) , ovvero la classica storia di  un “fallito” di periferia (non saprei come altro tradurre underdog, che è l’espressione americana più usata per descriverlo) che sale alla ribalta quando ormai ha quasi perso ogni speranza alla fine il film risulta essere tutt’altro che un semplice film sulla boxe.

Gli incontri ci sono e i cliches anche, inutile negarlo, ma prima di mostrare il lato sportivo della vicenda viene analizzato il background del personaggio di Wahlberg in modo impeccabile: Dicky (Bale) il fratello ex pugile ora tossicodipendente, la madre (Melissa Leo) capofamiglia dominante su qualsiasi personaggio maschile della vicenda, la fidanzata ex universitaria ora barista frustrata (Amy Adams) e la schiera di sorelle e cugine varie che sembrano più che una famiglia una banda di criminali.

La parte eroica della vita di Micky infatti è sopravvivere alla sua famiglia, più che sopravvivere agli incontri di boxe e diventare campione del mondo, ed è proprio questo l’aspetto che mi ha affascinata di The Fighter. Micky è separato dalla madre di sua figlia, che vede soltanto di rado, viene allenato male da suo fratello che finisce per essere il protagonista della sua vita anche quando è lui a combattere, ed è gestito professionalmente ancora peggio da sua madre che gli propone incontri dalla sconfitta sicura, finchè non conosce Charlene che lo aiuta a prendere il coraggio di liberarsi almeno professionalmente di loro per tentare prima che sia troppo tardi di diventare qualcuno.

Il cast è strepitoso in toto ma sono Christian Bale e Melissa Leo a rubare la scena a tutti, protagonista compreso. Bale ti conquista dai primi minuti, e tiene incollati allo schermo per tutta la durata del film perchè è così vero da fare male. Magro, quasi scheletrico, in questo film si avvicina di molto alla sua performance ne “L’uomo senza sonno”, riuscendo se possibile a superarla soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione del personaggio e la totale dedizione ad esso. E per farlo non basta dimagrire o ingrassare, qui Bale si trasforma letteralmente in un ex pugile un pò suonato, che parla male e ragiona peggio, con tutta la sua collezione di tic ed ossessioni e riesce a fartelo credere, cosa non è facile per uno che si è ormai abituati a vedere nei panni di Batman, tutto muscoli e azione voce impostata e recitazione misurata. Premi meritatissimi dunque, per la bestia dell’attore Bale che viene di nuovo e per fortuna liberata.

Poi c’è Melissa Leo. Che dire. Dopo Frozen River ho iniziato a considerarla una di quelle meteore cinematografiche che mi è già capitato di vedere: una performance grandiosa, la critica ai tuoi piedi e poi il nulla più assoluto. Il fatto poi che ai Golden Globes concorresse contro la strepitosa e terrificante Jacki Weaver (Animal Kingdom) un pò me l’ha fatta detestare senza una ragione plausibile.

E invece, mi trovo un pò a pentirmi del mio pregiudizio perchè dopo il primo quarto d’ora di film ero letteralmente ai suoi piedi. Personaggio e recitazione diametralmente opposti rispetto a Frozen River qui la Leo sfoggia cofane e vestiti improbabili, trucco pesante e una sensibilità che va chiaramente verso uno solo dei suoi figli, e condisce il tutto con una parlata white trash che da sola vale il 70 % della performance.

Sarà che grazie (ma anche meno) alla nostra distribuzione quest’anno più del solito siamo praticamente costretti a vedere i film in lingua originale per evitare di arrivare alle premiazioni principali senza poter formulare la nostra rituale scheda di votazione (ebbene sì, son cose serie queste), ma da quando è iniziata la stagione non ho mai smesso di godere fisicamente delle performance linguistiche più strepitose degli ultimi anni: prima Winter’s Bone con il suo americano non stretto, strettissimo, ruvido, sporco e imperfetto come le persone che popolano il film, poi True Grit dove ci si sente proiettati indietro di un centinaio di anni e a sentire parlare i protagonisti verrebbe voglia di masticare del tabacco per sputarlo e ora questo: ancora l’america brutta, dei margini, con i suoi modi di dire, le parole trascinate e il fuck costante quanto gli errori di sintassi.

Mark Wahlberg e Amy Adams vengono entrambi messi un pò in ombra dalle performance della Leo e di Bale, ma sono comunque bravissimi. Misurato e sofferto lui, quasi si contenesse per tutto film per evitare di uccidere a sprangate la sua famiglia e incontenibile, forte  bellissima lei, come non era mai capitato di vederla prima.

Se c’è qualcosa da criticare a questo film forse è proprio il fatto che il personaggio di Micky / Wahlberg rimane sempre un pò ai margini e per tutta la prima parte  è difficile affezionarsi al suo personaggio, ed essendo il film basato sulla sua vita  è una cosa che si sente poi nella seconda parte, quando dovremmo essere portati a tifare ed emozionarci per lui.

Ma a parte questo The Fighter è un gran bel film con un cast perfetto (e non è un caso che i suoi premi si limitino proprio a questo campo), nonostante sia un pò confuso su quale sia veramente la storia che vuole raccontare e per questo soprattutto nel finale manchi un pò di passione.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su gennaio 18, 2011.

2 Risposte to “The Fighter”

  1. Il mio pregiudizio verso questo film era tutto per i due protagonisti: Walhberg non mi porta certo al cinema e Bale mi sta pesantemente sui coglioni, ma dopo la visione alzo le braccia. Il secondo soprattutto, come hai scritto, è memorabile! Avevo sancito senza pensarci troppo che la prima parte era molto più figa, e realizzo anche dopo la tua rece che dipende molto dal fatto che sia centrata sul “Caino” della situazione. Anche la regia ha tutto un’altro respiro, poi c’è una virata verso toni più classici e di genere, but whatever, nel complesso a me è piaciuto tantissimo! La Leo divina e vogliamo parlare dello sciame di sorelle che si porta dietro?? AHAHAHAHAHAH mi hanno steso più volte

  2. Avevo il tuo stesso problema, Wahlberg e Bale sono proprio la coppia perfetta per farmi girare ad almeno 500 metri dal cinema.
    Le sorelle sono mitiche, parlano come scaricatori di porto, ci mancava solo il rutto libero in quella stanza ahahahahahahahahah!

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