Goodbye, Maggie The Cat

   	 	

Da bambina l’unica cosa che conoscevo di Elizabeth Taylor era il colore dei suoi occhi. Viola.
Lo dicevano tutti.
Un bambino poi seleziona quello che ascolta quindi non ho mai fatto caso ai discorsi circa i suoi matrimoni ma quel particolare mi è rimasto impresso nella mente per anni.. insomma chi ha gli occhi viola? Nessuno! Quindi ho sempre pensato che questa Liz Taylor doveva proprio essere una donna splendida se aveva gli occhi viola, e come scoprii anni solo anni dopo.. diamine se lo era.

Da piccola vedevo spesso il film “Gran Premio”, lo sapevo praticamente a memoria e stimavo profondamente la ragazzina tanto coraggiosa che si traveste da fantino e vince la corsa su quel cavallo enorme e velocissimo. Per me anche se sembra assurdo fu una fonte di ispirazione, un modello, perchè niente all’epoca mi esaltava di più che vedere qualcuno fare qualcosa che in teoria non avrebbe dovuto (o potuto) fare. Certo era una bambina lei come lo ero io quando fece quel film ma è una particolarità, l’essere fuori dagli schemi, che avrebbe caratterizzato gran parte dei personaggi da lei interpretati.

Arrivò poi quel momento inevitabile, in cui smettiamo di guardare i film che ci hanno accompagnato nell’infanzia e insieme a Gran Premio misi in un cassetto della memoria anche lei. E li rimase, per anni, finchè un giorno la incontrai nuovamente su quel canale che prima di diventare un incubo Berlusconiano e una fonte di parodie infinite era una sicurezza per cinefili, uno scrigno che ogni pomeriggio si apriva regalando visioni altrimenti impossibili. Rete 4.

Davano “il Gigante”. Inizialmente come è ovvio i miei occhi erano tutti per James Dean. Bellissimo, immenso, incazzato nero come all’epoca ero anch’io spesso e volentieri e sempre imbronciato.
Ma poi sullo schermo comparve lei ed era impossibile non esserne stregati: gli occhi, i movimenti, persino i suoi capelli: tutto urlava sensualità come solo in quel periodo era possibile perché quello era il periodo in cui le più grandi attrici non erano solo attrici ma erano anche donne magnetiche la cui sensualità e femminilità erano fondamentali tanto quanto la recitazione. Andavano oltre l’umano, incutevano timore, davano un senso di perfezione totale nonostante la vita di quasi tutte loro fosse tutto tranne che perfetta.

Si è divertita Elizabeth, indubbiamente, e ogni sua mossa è stata analizzata e discussa da tutto il mondo ma non è una cosa di cui mi piace parlare. La verità è che nessuno come lei si è impegnato a favore della ricerca sull’Aids e per combattere la discriminazione che circondava chi aveva (e ha) quella malattia. Riteneva incredibile che un mondo che i gay li conosceva bene (e li usava) voltasse ora loro le spalle per ignoranza e paura, quando ancora l’Aids era considerato “il cancro dei gay”. Superò rifiuti, minacce e usò la sua popolarità per dare voce ad un gruppo già discriminato creando una fondazione e raccogliendo più denaro di quanto qualsiasi governo avesse mai pensato di usare per questa causa. Che questo aspetto soprattutto nel nostro paese si sia perso a favore degli 8 matrimoni, della conversione all’ebraismo et similia nei servizi commemorativi di questi giorni mi fa rabbia e mi sento quasi obbligata a ricordarlo.

La Taylor era anche una delle poche persone che Michael Jackson poteva chiamare amiche e non so perché ma provo stima a prescindere per chi gli è stato vicino in quanto probabilmente, anzi sicuramente, doveva avere una sensibilità fuori dal comune e una capacità altrettanto rara di superare i problemi e le difficoltà con una risata. Ho rivisto recentemente il video girato il giorno in cui Elizabeth ha creato il natale a casa di Michael perché lui non l’aveva mai festeggiato prima e traspaiono una tale dolcezza e complicità che a guardarlo si stringe il cuore. Come se questi due “reietti” (all’epoca Elizabeth pensava di ritirarsi e la sola ragione per cui invece continuava ad apparire era per sfruttare i media a sua volta per dare visibilità alla sua fondazione) si fossero uniti nell’amore reciproco che difficilmente riuscivano a trovare altrove e mi piace immaginare che ora si siano riuniti da qualche altra parte e si stiano rincorrendo armati di Super Soakers.

Questa volta non è un luogo comune, se ne è andata davvero l’ultima Grande. L’ultima Star.
L’ultima rappresentante di un periodo d’oro in cui al cinema si andava per sognare, quando il cinema era l’Olimpo e gli attori e le attrici erano gli Dei.

Goodbye, Maggie The Cat.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su marzo 28, 2011.

8 Risposte to “Goodbye, Maggie The Cat”

  1. Splendido post. Splendido, e triste 😦

  2. tutto urlava sensualità come solo in quel periodo era possibile perché quello era il periodo in cui le più grandi attrici non erano solo attrici ma erano anche donne magnetiche la cui sensualità e femminilità erano fondamentali tanto quanto la recitazione. Andavano oltre l’umano, incutevano timore, davano un senso di perfezione totale nonostante la vita di quasi tutte loro fosse tutto tranne che perfetta.

    Sante parole, bellissimo post e splendido omaggio.
    Anche io ho scoperto Elizabeth Taylor dai racconti di mia madre che mi diceva “lo sai che questa donna ha gli occhi viola?” e continuava a ripetermelo. E alla fine mi diceva “Quando sarai più grande ti farò vedere La gatta sul tetto che scotta”. E lo vidi. E fu amore. Poi vidi “Cleopatra” e ne fui ossessionato: il film era lungo, pomposo, ma credo che possa definirsi il kolossal per eccellenza dopo Via Col Vento. Ma lei, lei era regale.E la sua entrata a Roma una delle sequenza più straordinarie mai realizzate.
    Ma Elizabeth non era solo eccentrica, la donna che sposò 2 volte lo stesso uomo e che faceva indossare diamanti e rubini ai suoi barboncini. Era anche, come dici benissimo te, anche una donna con i controcazzi, capace di andare oltre e di prendere le parti dei più deboli. Senza vergogna.
    Ciao Liz!

    • Sottoscrivo tutto ovviamente, ecco io di Cleopatra però ho visto solo pezzi.. recupererò al più presto!

  3. un omaggio bellissimo e commovente anche personale, hai descritto perfettamente Liz Taylor

  4. eh.. Cleopatra va affrontato.. non mi sentirei di consigliarlo, ma lo amo. ogni tanto lo rivedo in solitudine, come ogni tanto mi piace rileggere questo bellissimo post

  5. Credo sia una di quelle rare volte in cui si può dire “grande attrice, grande donna” senza peccare di buonismo post-mortem. Abbiamo perso uno persona splendida. E’ vera la cosa degi occhi viola, mi sa che ha segnato l’infanzia di tutti. Non ho però particolari ricordi legati a Liz, a perte quell’aura da diva che sono felice di avere conosciuto. Con lei si spengono davvero e ultime luci di Hollywood.

    PS! drammaticamente vero il commento su rete4 ahah

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