Melancholia // Lars Von Trier

Durante i primi minuti di Melancholia è impossibile non tornare con la mente a Antichrist e non solo per la presenza di Charlotte Gainsbourg che è la protagonista di entrambi i film, ma anche e soprattutto per l’incipit. Von Trier torna nuovamente alla formula del ralenty introduttivo e se è possibile riesce a farlo ancora meglio che in Antichrist:  la musica (il Preludio a Tristano e Isotta di Wagner) e la fotografia di Manuel Alberto Claro che si avvicina ai più classici Tableau vivant creano un insieme meraviglioso che ci introduce al film con un pugno, proprio come era stato per Antichrist.
Questa volta però non ci illustra l'”inizio”, l’evento scatenante, l’evento drammatico in se da cui si sviluppa la storia, bensì la racconta in immagini.. la riassume quasi stessimo guardando uno storyboard e ci prepara a ciò che sta per accadere senza rivelare nulla della trama.

Il film si divide in due parti, la prima dedicata a Justine (una Kirsten Dunst immensa, che non ho mai apprezzato e conferma la capacità di Von Trier di tirare fuori il meglio dalle sue attrici, con la forza se necessario) e al giorno del suo matrimonio durante il quale la vediamo sprofondare sempre più nel baratro della depressione nonostante gli sforzi disperati della sorella Claire di evitarlo. Ed è qui che Von Trier (per quanto possa sembrare la parte più debole e confusa del film) da il meglio di se e realizza il capolavoro: riesce a fornire una rappresentazione della depressione delle più vere e non lo fa apertamente, no. Lars ti fa assistere alla distruzione di Justine lasciando che questa arrivi piano piano. C’è la negazione, il rifiuto dell’amore, la richiesta d’aiuto (alla madre, una favolosamente bastarda Charlotte Rampling), il gesto disperato e infine la scelta della solitudine. Quando ci accorgiamo di quello che sta accadendo è troppo tardi e Von Trier ha vinto ancora: il respiro accelera, diventiamo pesanti e ci avviamo verso la seconda parte del film con un macigno appoggiato sullo sterno.

La seconda parte è dedicata a Claire / Charlotte Gainsbourg e all’arrivo del terzo protagonista del film: Melancholia.
Qui le parti si invertono e mano a mano che il pianeta si avvicina alla terra Claire entra nel panico, cerca una soluzione, vuole risposte che non arrivano e finisce con il rimanere da sola a combattere la paura. Al contrario Justine reagisce invece con freddezza e rassegnazione, quasi che la totale distruzione sia l’unica via di uscita per la sua situazione.
Per una volta Von Trier non abusa delle sue attrici, per lo meno non lo fa umiliandole con la violenza come ci ha abituati in passato, lo fa in un modo più sottile e se possibile anche peggiore e per questo sarei curiosa di sentire cosa ha da dire in proposito Kirsten Dunst (un pò meno la Gainsbourg che dopo Antichrist deve aver pensato di essere sul set dei Vanzina).

Melancholia è un film che non da risposte, nè tantomeno fa domande vaghe a cui dare risposte personalizzate. Non consola. Melancholia ti trascina in una spirale di emozioni raccontando spietatamente una condizione, usando come pretesto immagini meravigliose quanto terribili per giungere ad una fine ineluttabile ma liberatoria che regala una delle più belle scene che si siano mai viste al cinema.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su giugno 21, 2011.

3 Risposte to “Melancholia // Lars Von Trier”

  1. Recensione bellissima e ovviamente concordo su tutto. Un film che su di me ha avuto (e forse ha tutt’ora) un effetto devastante, mi ha totalmente inglobato facendomi crollare molte certezze. Assurdo come quest’uomo riesca a raccontare degli stati d’animo con precisione e dolore. Ogni suo film mi ammazza, ogni suo film però poi mi rende più forte. Che dire, grazie Lars.

  2. Bellissimo il film e altrettanto la recensione!
    Non so voi ma io ho un bisogno estremo di rivederlo…

  3. L’ho visto proprio oggi… pensavo fosse una specie di film di fantascienza, una roba tipo Ultimatum alla Terra… mi sono detto “Vabbè, lo guardo mentre mangio che così mi rilasso un po’!”…
    Intanto lo faccio partire. Poi metto su le verdurine della coop, quelle buone effetto grigliato che si fanno in padella, che ci stanno…

    Ma sto inizio?… che cosa originale per un filmetto di fantascienza… mmm…

    E poi metto a scongelare la carne trita nel microonde che mi faccio due belle polpette caldecalde che mi coccolo un po’ oggi…

    Uh il titolo… MELANCHOLIA – Un film di LARS VON TRIER

    Caaaaaaaazzzoooooooooooooooo…………..

    Niente, la carne trita mi è esplosa nel microonde, le verdurine si sono spappardellate in padella e si sono unificate in un conglomerato plumbeo dall’aspetto filocarbonico e sto film è stato la ciliegina sulla torta di merda che il mio culo ha prodotto al termine della visione…

    Questo per dire che concordo pienamente con la tua recensione e Larsino ha sfornato un altro capolavoro sotto forma di un’orgia di emozioni visive dipinte dalla sua immaginazione che ti rapisce strappandoti dalla quotidiana alienazione…

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