We didn’t need dialogue. We had faces! // The Artist

E poi escono quei film che ti mettono in pace con il mondo.
The Artist è uno di quei film. Già perchè dopo averlo visto ringrazi tutti gli dei in cui non credi per avere avuto la fortuna di essere uno dei 6 presenti in una delle 20 sale italiane in cui è stato distribuito (un vero peccato e piccola polemica: tutto il coraggio di regista e produttore sono completamente mancati ai distributori), da cui ti trovi ad uscire con fare spavaldo e fiero.

Ambientato negli anni 20 / 30, in quel periodo di transizione tra i “silent” e l’avvento dei “talkies” ovvero i film “parlati”, The Artist racconta di George Valentin, divo incontrastato del cinema muto, che si trova totalmente impreparato a causa del suo orgoglio ma anche della sua mancanza di coraggio, a fronteggiare l’avanzata delle pellicole sonore e che, rifiutandosi di seguire la corrente e le richieste del pubblico perde tutto.
Perchè non perde solo la carriera, ma in una spirale discendente così tipica di quei film muti che The Artist vuole ricordare, George perde il suo patrimonio nella crisi del ’29 e dopo un tentativo registico fallito miseramente finisce in disgrazia. Solo il suo cane e il suo autista gli restano fedeli quando anche la moglie, stanca del suo silenzio prima ancora che dei suoi flirt, lo abbandona.
La storia di George si intreccia con quella di Peppy, aspirante attrice, e anche in questo il protagonista ha poca fortuna: quando lei si getta tra le sue braccia lui è troppo accecato dalla sua stessa fama per accorgersi di esserne innamorato e quando invece i punti di vista si ribaltano una volta che lei diventa una diva del “nuovo” cinema, il suo orgoglio gli impedisce ancora una volta di accettare l’aiuto e l’amore che lei vorrà offrirgli.
Il personaggio interpretato (magnificamente) da Jean Dujardin è nonostante la mancanza di battute uno dei più intensi visti quest’anno e negli ultimi anni (e forse apre un filone di grandi protagonisti “muti”, dopo il Gosling di Drive?) e una buona fetta dei meriti vanno in questo caso proprio a Dujardin perchè riesce con il linguaggio del corpo a fare ciò che per nostra abitudine farebbero le parole tanto che una per quanto bravissima Berenice Bejo deve fare molta fatica per tenersi sullo stesso livello.

Le citazioni sono praticamente infinite e in questo il regista Hazanavicius dimostra un amore immenso per il cinema: si va da Lubitsch a Quarto Potere, da E’ nata una stella a Fred Astaire ma soprattutto c’è tanto, tanto, Viale del Tramonto. Oltre al fedele autista servitore e alla parabola della star in decadenza, le battute che qui mancano viene da metterle noi e sono tutte quelle di Gloria Swanson in Sunset Boulevard: “Io sono sempre grande. È il cinema che è diventato piccolo”, “A noi non occorrevano i dialoghi, bastava il volto”.
Queste citazioni, insieme all’ utilizzo del formato 4:3, la scelta oculata di quali scene accompagnare da cartelli (poche, pochissime), degli infiniti toni di grigio e alcune scene “sorprendenti” (e mi limiterò a questo aggettivo per non spoilerare alcunchè) rendono la regia di Michel Hazanavicius di un’intelligenza e bellezza rare.

The Artist poteva con molta facilità diventare un esercizio di stile per nerd cinematografici fatto da nerd cinematografici ma grazie ad una sceneggiatura  che unisce il melodramma classico del cinema anni 20 / 30 ai risvolti psicologici alla commedia riesce ad essere un magnifico e attualissimo gioiello che in un periodo in cui tutto diventa 3d è talmente coraggioso da diventare innovativo e perchè no… Rivoluzionario.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su dicembre 11, 2011.

4 Risposte to “We didn’t need dialogue. We had faces! // The Artist”

  1. Già non stavo nella pelle all’idea di vederlo. Dopo la tua recensione ancora di più, se possibile. Ho giusto il terrore di avere aspettative talmente alte da rimanere in qualche modo deluso, ma confido che gli dei del cinema mi eviteranno quest’eventualità. Considero già un loro dono che a Bologna venga proiettato in ben due cinema.

  2. L’hai visto poi?

  3. Finalmente visto, e corro a commentare! 😀
    Che dire, sono ovviamente perfettamente d’accordo con quanto hai scritto, è un film meraviglioso. L’unica cosa che non hai detto, e mi permetto di aggiungere, è che la colonna sonora è bella come poche altre volte mi è capitato di sentire, e insomma, fa tutto quello che nella mia testa dovrebbe fare una colonna sonora.
    E comunque se è piaciuto così tanto pure a me, che sono totalmente a digiuno di cinema muto (a parte forse un paio di horror). Dujardin enorme (e gran bono)

  4. Ops, non avevo commentato qui!
    Che dire, uno dei film dell’anno…<3

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