SHAME

https://i2.wp.com/images.hollywood.com/site/SHAME-Teaser-Poster.jpg

Mi sono persa il “pezzo forte”. Ebbene sì.

Mesi e mesi di discussioni su FassFass Fassbender e il suo organo riproduttivo e la chiusura dei parcheggi in Viale Abruzzi mi fa perdere l’unica scena in tutto il film in cui si vede in tutta la sua maestosità mentre viene faticosamente trascinato dal suo bonissimo proprietario.
Da come mi era stato descritto e da alcune delle recensioni lette devo ammettere che mi aspettavo tutt’altro film: una sorta di pretesto lungo un’ora e mezza per mostrare lui nudo in tutte le visuali possibili mentre si tromba qualsiasi cosa capiti sul suo cammino. Qualcosa di impersonale dunque, sesso distaccato, fotografia bluastra, lui una maschera inespressiva contratta dal piacere dall’inizio alla fine.
Il non trovarvi nulla di tutto questo mi ha lasciata piacevolmente sorpresa.
Un film sulle dipendenze, l’ho sentito descrivere. Certo lui è dipendente dal porno. Sua sorella è dipendente dalle relazioni superficiali e in qualche modo da lui, ma basta questo a renderlo un film sulle dipendenze? Per quanto mi riguarda no, perchè in questo caso le dipendenze sono un sintomo, non la malattia.

Shame è un film sulla solitudine. Shame è un film doloroso, di un dolore vivo e tremendo.

Brandon ha una vita mediocre, fatta di un lavoro mediocre, amicizie superficiali (quasi obbligate, come quella con il suo capo che detesta visibilmente e nonostante tutto frequenta quasi provando vergogna), sesso che quando non è virtuale, quando non è solitario, è meccanico, pagato e freddo. Una vita che gira su se stessa costantemente, dandogli la tranquillità dell’abitudine che rende tutto più accettabile.
La routine però viene interrotta dall’arrivo della sorella di Brandon, Sissy (Carey Mulligan), come lui senza certezze né legami profondi, che si stabilisce da lui per qualche giorno facendo affiorare problemi di dipendenza / mancanza / fiducia che la lontananza aveva solo assopito. Se c’è una cosa di questo film che mi sento di criticare è proprio questa, ovvero che nonostante il loro rapporto sia fondamentale ai fini della trama e regali le emozioni più intense, il loro passato, il perchè si odino tanto, perchè lui faccia fatica anche solo ad avere un contatto fisico con la sorella lo possiamo solo intuire.

Lei però è strepitosa, e dopo qualche anno di fastidio dovuto principalmente alla sua performance in An Education mi trovo ad adorarla incondizionatamente. La scena in cui canta New York, New York è certo un po’ lunga ma chi riesce a reggere una tale inquadratura con tanta sicurezza non può che meritare la mia stima. Per quanto io ami profondamente la versione “classica”, quella della Minnelli o di Sinatra questa è la più sofferta e “particolare”… e senza esagerare l’unica che renda giustizia al testo. Del resto qui la colonna sonora (e per colonna sonora intendo anche la scelta di preferire a volte il silenzio) è fondamentale, è il personaggio in più che va ad arricchire alcune scene riuscendo in alcuni casi addirittura a capovolgerle e il potere di questo film sta tutto lì: ti fa provare emozioni (tristezza, dolore, fisico e non) che non dovresti provare, mai avresti immaginato di provare in momenti in cui non avresti mai immaginato di provarle.

Emozioni che combatti tenacemente perchè insomma, che cos’hai tu in comune con Brandon?

Advertisements

~ di muchadoaboutnoth1ng su febbraio 5, 2012.

4 Risposte to “SHAME”

  1. Io non vedevo un drammatico così drammatico da tanto tempo. Soprattutto un dramma psicologico con tutte le carte in regola per poter essere il “dramma psicologico” che io mi aspetto.
    Il fatto di essere arrivati dopo il fallo, non è stato un fallo. Ci siamo persi il superfluo dato che più lui si “vestiva” andando avanti nella storia, e più noi due abbiamo denudato le nostre emozioni. La parte drammatica del film non è vedere lui che si perde dietro a sesso compulsivo in maniera squallida, ma vederlo mentre cerca di liberarsene. La scena dei migliaia di giornalini e dvd porno nascosti per tutta casa è montata in maniera estrema, surreale, perfetta metafora di scheletri nascosti negli armadi che non si riescono mai a svuotare per bene. Manca sempre un pezzo. Cazzo. Mi son dimenticato di buttare l’ultimo giornaletto = Non guarirò mai del tutto.

    Ciò che viene omesso nel film, di cui tu denunci un certo fastidio, mi ha ricordato la penombra del padre assente/morto in BlackSwan.

    Registi che non raccontanto l’orrore dietro, ma che dipingono il risultato finale tremendo di tale orrere del passato.

    “I want to be a part of it, New York, New York” lunga scena di primo piano sul volto di una sorella scomoda, che è anima stessa di una disperata richiesta di aiuto…d’amore…di rinascita…di comprensione.

    La solitudine prende forma fallica e splende di luci rosse ma finisce sempre con il sangue sul pavimento.

    Dai… E’ un film pronfondissimo, serve sempre un pò a tutti.
    Non abbiamo tutti bisogno di arrivare da un posto sbagliato per diventare sbagliati. Che un film sulla vergogna ce lo possa ricordare.

    • Wow dany finalmente leggo. E non potrei essere più d’accordo. Voglio dire, quante volte pensiamo di essere “a posto”, “guariti” “normali” e poi arriva qualcosa a ricordarci che non è così facendoci vergognare?
      Ultimamente mi è capitato anche troppo spesso, quindi forse proprio per questo motivo mi sono sentita tanto in sintonia con il film.

  2. Bellissima recensione. A me non ha disturbato particolarmente l’ellissi sui trascorsi tra Brandon e Sissy (alla fine la vaghezza rende sempre un racconto più universale credo). Forse avrebbe anche distolto l’attenzione da quello che hai individuato come il tema centrale del film: la solitudine, che puoi assecondare cinicamente o cercare di combattere in maniera patetica, ma che trionfa sempre, in qualsiasi situazione.

    • Sì in effetti hai ragione.. sarebbe diventato difficile mantenere il discorso universale addentrandosi troppo nei dettagli della loro relazione. Tra l’altro sarebbe durato di più e invece ho trovato perfetto che fosse un pò “corto”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: