19 mesi di patente // A Love Story

 

Giorni fa prendendo in mano la patente mi sono resa conto di due cose gravissime:

1) E’ passato poco più di un anno e sembro un personaggio di Star Trek  a cui si vedono solo gli occhi.

2) E’ passato poco più di un anno e non ho ancora scritto il post definitivo sulla guida.

Già perchè un conto è prendere la patente a 18 anni come tutti, tutt’altro discorso è aspettare i 28 anni dopo essersi fatti scarrozzare per tutta la vita e farla da privatisti circondati da un branco di adolescenti psicotici ed eccitati.
Potrei addurre i più assurdi motivi a mia discolpa ma la verità è una sola: non ne ho mai avuto voglia. Ok i miei non me l’hanno mai voluta pagare e comunque non avrei avuto una macchina. Ok poi sono andata ad abitare a Milano e li chissenefrega se hai la patente, vai in giro sempre e comunque in qualche modo.
Mi scarrozzavano, questa è la verità. E quanto è comodo stare nel sedile  del passeggerro e rompere anche le palle sulla velocità, le buche, la temperatura e la musica? Credo di essere stata una vera passeggera scassacazzi, ma c’è da dire che io almeno non dormo. E pago la benzina. A volte.

Detto questo, la patente e soprattutto l’acquisto della Dolly mi hanno cambiato la vita. Come diamine facessi prima del settembre del 2010 non riesco a spiegarmelo, dipendere dagli altri sempre e comunque per la minima necessità, zero indipendenza nella scelta di cosa fare e quando farlo. A ripensarci: un incubo.

Quindi ho deciso che si tratta di un obbligo morale tirare le somme di questa idea geniale,di  questa folgorazione che alla veneranda età di 28 mi ha colpita inspiegabilmente, prima che diventi abitudine.

Iniziamo con il dire che uno degli aspetti fondamentali è stato scegliere a costo di indebitarmi più del necessario di acquistare una macchina con cambio automatico. Ok, potete obbiettare quanto volete, descrivermi le meraviglie della guida sportiva con le marce scalate la doppietta e cazzate varie ma io non me le berrò MAI. Vi penso ogni volta che sto in coda a Cormano in perenne elastico tra gli 0 e i 40 km/h e soffro per voi, quindi non fate gli snob.

Senza cambio automatico viste le tragedie delle mie centinaia di euro di guide (e dell’indimenticabile primo esame di pratica narrato qui:   https://muchadoaboutnoth1ng.wordpress.com/2010/07/26/how-to-fail-a-…-in-10-seconds  )  probabilmente sarei morta dopo 3 mesi, con la macchina che si fermava nel bel mezzo degli incroci, pedali invertiti, autostrada tutta in prima corsia dietro ai camion a 90 all’ora.. sempre se ci sarei andata in autostrada, cosa di cui dubito fortemente. Ma soprattutto senza cambio automatico non potrei fare 50 km con un braccio solo funzionante. Son cose. Che si pagano, ma son cose.

Invece con la Dolly via verso Milano alla prima occasione, parcheggio nei silos peggiori con pendenze a 45 °,  fermate e ripartenze in salita come neanche il più navigato dei guidatori.
Certo c’è il lato negativo che consuma come una Ferrari ma vabbè oh, io già risparmio sul bere.

Ecco di seguito le scoperte fondamentali:

  • Un aumento esponenziale del mio odio per il genere umano, con tante tantissime nuove giustificazioni e per tantissime nuove categorie come:
  1. Quelli lenti
  2. Quelli FERMI in terza corsia in autostrada
  3. In generale, quelli che non se ne stanno nella prima se il resto è deserto
  4. Quelli che saltano la coda e si infilano con la freccia all’ultimo minuto. Piuttosto mi rifai la fiancata, maledetto. Da sillabare guardando il guidatore.
  5. Quelli che in coda abbagliano
  6. Quelli che in coda suonano
  7. Ho già detto quelli lenti?
  8. Quelli in doppia fila. La doppia fila a Milano è un virus da debellare.
  9. Quelli che parcheggiano nei posti invalidi e se glielo fai notare s’incazzano pure
  10. Quelli che per fare i veri duri ti stanno a culo, ti superano a 9000 giri e li ritrovi 50 metri dopo, al semaforo. Rosso.
  11. Quelli con il SUV in città, che occupano due parcheggi in lunghezza e larghezza. Ma soprattutto..
  12. Le madri che portano i figli a scuola con il SUV e siccome non lo sanno parcheggiare sostituiscono il disco orario con le 4 frecce. In doppia fila chiaramente.
  13. I ciclisti. Quelli che si mettono in fila da 4 di prima mattina quando sei in ritardo, quelli che decidono di tentare il suicidio assistito a tue spese la sera con la nebbia.
  • La bellezza della guida notturna con il cd giusto. O quello sbagliato, dipende dai punti di vista.
  • L’autostrada vuota, notte o giorno non importa.
  • Cantare ad un volume non sopportabile da altro essere umano quando si è da soli
  • Sentire un cd per la prima volta, per intero, soli.
  • Piangere con la certezza che ti vedranno solo dei passanti che poi non vedrai mai più in vita tua
  • Le gare con i suv (o gli idioti in genere) ai semafori. Perchè se è vero che tra la seconda e la terza la Dolly muore, in ripresa lascia tutti 10 metri indietro alla riga dello stop. E son soddisfazioni.
  • Portare la mamma in Duomo
  • Ultimo ma non ultimo, non ancora realizzato ma lo sarà fra qualche mese: guidare sulla Route 66, e nella Monument Valley come Thelma e Louise.
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~ di muchadoaboutnoth1ng su aprile 16, 2012.

Una Risposta to “19 mesi di patente // A Love Story”

  1. la cosa bella dell’insonnia è che alle quattro di notte ti può capitare di incappare in un post ispirato come questo. ancora un po’ e mi viene voglia di prendere la patente ❤

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