MDNA Tour // Kind of a fanboy review (but I don’t give a..)

Diciamo la verità, io questo tour proprio non lo volevo vedere.

Ci sono periodi in cui la vecchia passa in secondo piano e lo Sticky con il senno di poi (leggi: passata l’euforia da prima fila) non è che mi avesse lasciato un buon ricordo.

Ero sfiduciata insomma, con l’interesse al minimo, e questo credo mi abbia aiutato nell’impresa di restare “spoiler free” fino alla mia prima data a San Siro.

Da una parte è stata un’idea geniale, emozioni fortissime mai provate durante i tour precedenti,  quando invece la scaletta la conoscevo a memoria, i costumi anche e la sorpresa era ridotta al minimo. Non ho contato le urla di stupore, gli occhi sgranati e i “non è possibile” che si sono susseguiti per quasi tutte le due ore ma allo stesso tempo, una volta uscita, non avrei mai potuto raccontare quello che avevo visto, non avrei mai saputo descrivere quella macchina perfetta che è il MDNA Tour. Mi ero concentrata principalmente su di lei e addio dettagli, addio quadri schemi e coreografie. Provvidenziale dunque si è rivelata la data di Firenze con una vista dal fondo del prato A perfetta, sgombra e incredibilmente ravvicinata trattandosi di uno stadio.

Lights out.

Campane.

Una cattedrale fa da sfondo, i cori dei monaci partono insieme all’enorme incensiera e le urla iniziano a salire verso il cielo sempre più forti in quella che sembra un’attesa infinita. Scenografia e costumi ricordano massoneria, sette, Eyes Wide Shut e medioevo tutto insieme e mentre cerchi di focalizzare anche solo una di queste cose eccola lì.

Oh my god, I’m heartily sorry for having offended thee, prega, e noi con lei. Ci sono cose strane che solo Madonna può fare e una di queste e far recitare a migliaia di atei ogni sera l’atto di dolore con le lacrime agli occhi, cose che non si vedono neanche nei pellegrinaggi a Medjugorje.

Lei si vede solo in controluce, segno della croce, mani giunte..poi un mitra. Mai così didascalica nel rendere chiara la doppia natura dell’essere umano, mai così esplicita e so che mi sto sbilanciando ma.. mai così perfetta.

I vetri della facciata della cattedrale si rompono e le urla, ogni volta, diventano insostenibili quando finalmente esce e in un secondo spazza via velo e corona restando vestita completamente di nero con i capelli biondissimi e gonfissimi che sono già destinati a rimanere nell’iconografia madonnara.

Gilrl gone wild, Revolver, Gang Bang.

Entra in scena la stanza di un motel ed è un film di Tarantino: beve whisky dalla bottiglia, sconfigge i “cattivi” che si calano dall’alto ed entrano di soppiatto nella stanza. 53 anni. Me lo sono ripetuta spesso guardandola fare acrobazie di cui sue colleghe come minimo 20 anni più giovani non sarebbero capaci neanche guidate da cavi come marionette, 53 anni. Senza dubbio per quanto mi riguarda è la performance migliore di tutto lo show.

Un pezzetto di Papa Don’t Preach (troppo poco, troppo poco!) ed è Hung Up. Madonna cammina sospesa su dei fili alternando equilibrismo a coreografia a simbolismo: I’m hanging up on you. Letteralmente.

Il quadro termina con la rabbia con cui è cominciato: I don’t give a. Esiste una canzone più “madonnica” di questa? Incazzata, 4 minuti di dito medio e.. There’s only one queen, and that’s Madonna prima del finale epico che già su disco era un momento altissimo e qui, con lei che illuminata da un faro sale in controluce su quello che sembra un altare sacrificale con una croce a fare da sfondo può solo essere definita un’opera d’arte.

Qui mi fermo con l’entusiasmo perchè per quanto io possa venerare la versione di Express Yourself che parte dopo l’interlude trovo la sezione majorette una “pausa” nel concept dell’intero show e la cosa mi lascia un pò perplessa. Certo magari cerco significati dove non ce ne sono e questa sezione è effettivamente divertimento allo stato puro ma nel viaggio tra l’oscurità e la luce che ho interpretato essere lo spirito di questo tour, la vedo come una parte estranea al resto.

Ma come dicevo la versione di Express Yourself (e il video che le fa da sfondo) fa dimenticare tutto e le perdono anche quella che inizialmente, dalle voci lette (una delle poche cose che è sfuggita alla mia rigidità antispoiler), mi sembrava una scelta arrogante e immatura ovvero mischiarla con Born This Way. Certo resto scettica sulla necessità reale per una come Madonna di dover specificare che “she’s not me” ma tant’è.

Dopo Give Me All Your Luvin’ e i ballerini a suonare i tamburi sospesi in aria, cambia look rapidamente e tocca a Turn Up The Radio.

Una delle cose che più mi piacci0no di questo tour (e che sembra inspiegabilmente sfuggita ai giornalisti) è l’aspetto musicale che a mio modo di vedere non era così curato dai tempi del Girlie Show. I mashup, remix, ma soprattutto le versioni riviste di pezzi vecchi mostrano che per quanto sia importante l’aspetto estetico e spettacolare, la musica non è di sicuro in secondo piano.

Dopo Papa Don’t Preach è la volta della reinvenzione di Open Your Heart, suonata con i Kalakan e conclusa proprio con un loro pezzo “Sagarra Jo”. Non si capisce una parola ovviamente ma l’effetto pizzica / taranta è contagioso comunque.

Momento lacrimoni. Copiosi. E’ Masterpiece. Vederla così vicina (perchè certo, dal fondo si gode appieno dell’intero spettacolo così come andrebbe visto ma niente, NIENTE è come vederla da 2 metri, perdersi davanti a quel sorriso, a quegli occhi enormi che non sono umani, aspettare che ti guardi e quando lo fa controllare alle tue spalle con un gesto istintivo se abbia fatto delle vittime a parte te, con quello sguardo. Niente.) e così intensa a Berlino mentre canta quasi singhiozzando questa canzone me l’ha fatta rivalutare e amare come poche altre. Lei di una bellezza devastante, quelle parole. Nothing’s indestructible.

Prima di perdere l’ultimo briciolo di dignità rimasto (o forse per perderlo definitivamente) arriva l’interlude Justify My Love.  Sempre in bianco e nero, è una versione 2.0 del video dal quale sono passati più di vent’anni ed è l’ennesima reinvenzione riuscita di questo tour. Lei è bella, di una bellezza diversa e pazzesca. Gioca, si nasconde, un pò ride in faccia a chi quei 53 li usa contro di lei. Ride.

Altro quadro, altra magia. Il bustino di Gaultier del 90′ è ancora qui. Ricreato, modificato, aggiornato, ma è ancora qui, proprio come lei.

Vogue.

Il corpetto va via e parte Candy Shop, poi Erotica. E qui ti fa ricredere anche sul fidanzato, che insieme sono così patatini che al massimo ti viene da dire awwwwwwwww piuttosto che “si però lui è giovane” e cazzate simili. La loro alchimia è palpabile, un’occhiatina a questo tour la dovrebbero dare tutti i maligni.

Va via anche la camicia, e qui, signori, bisogna inchinarsi senza indugio di fronte a quello che è uno dei momenti più alti di trasposizione visiva di una canzone pop. Di sempre. Like a virgin è lenta, è sofferta, è recitata, è dolorosa. Touched for the very first. Time. When your heart beats. Next. To. Mine. Piange, un ballerino l’abbraccia e le mette un corpetto che andrà a stringere, sempre più forte finchè nello stadio, nell’arena, arriva prima il silenzio e insieme ai suoi i nostri gemiti di dolore. Dolore. Sembra incredibile (per chi non la conosce) che l’abbia tirato fuori da Like a Virgin ma forse è la prima volta che spinge ad ascoltarla con un occhio diverso, maturo.

Qui già alla seconda tappa cala la tristezza, è ora dell’interlude politico presente ormai da qualche tour e quello che verrà, purtroppo, è l’ultimo quadro. Sullo schermo centrale c’è lei, il suo viso che diventa collage con se stessa, personaggi politici, etnie diverse, grafiche e disegni mentre sugli schermi laterali si consumano violenze di ogni tipo generate da odio, guerre, fame, religione..e omofobia. E’ uno degli argomenti di punta del video che ad un certo punto mostra le foto dei ragazzi americani che si sono tolti la vita a causa del bullismo omofobo. Nome, cognome, data di nascita e di morte. Al di là dei discorsi retorici, niente più di un ragazzino e una data di morte può fare per dare uno schiaffo a chi sull’argomento fa spallucce. Per tutti gli altri, quelli sensibili, resistere all’ondata di emozione mista a rabbia e alla lacrima conseguente è praticamente impossibile.. o almeno per me lo è stato.

Torna con un nuovo costume che è una specie di armatura medievale scintillante ed è la volta di I’m addicted (stupenda, ma meno potente di come me la sarei aspettata sentendola su disco)  seguita I’m a sinner che va a mischiarsi a Cyberraga (con i Kalakan di nuovo sul palco).

Per quanto mi riguarda, qui arriva la vera chiusura dello show. Like a prayer che, con il coro, torna alla sua naturale maestosità (per quanto ci si sia abituati, alla fine, alla versione dello Sticky) di migliore canzone pop mai scritta. Sarebbe stato il finale perfetto, sempre che esista, con l’emozione del pubblico al massimo e la canzone definitiva, ma non è finito.

Torna, e parte Celebration che viene accolta in modo un pò freddo al di fuori del Golden Triangle da quello che ho potuto notare e effettivamente spegne un pò l’entusiasmo generato da Like a Prayer.. però si balla per un’ultima volta e ci si prepara alla fine, a quel Thank you good night che sembra arrivare troppo presto, troppo presto.

Lights on.

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~ di muchadoaboutnoth1ng su luglio 10, 2012.

7 Risposte to “MDNA Tour // Kind of a fanboy review (but I don’t give a..)”

  1. che meraviglia rivivere lo show attraverso i tuoi occhi ❤

  2. mamma mia Chiara! l’articolo definitivo. perfetto, bellissimo.sembra di rivivere tutto di nuovo

  3. Va via anche la camicia, e qui, signori, bisogna inchinarsi senza indugio di fronte a quello che è uno dei momenti più alti di trasposizione visiva di una canzone pop. Di sempre. Like a virgin è lenta, è sofferta, è recitata, è dolorosa. Touched for the very first. Time. When your heart beats. Next. To. Mine. Piange, un ballerino l’abbraccia e le mette un corpetto che andrà a stringere, sempre più forte finchè nello stadio, nell’arena, arriva prima il silenzio e insieme ai suoi i nostri gemiti di dolore. Dolore. Sembra incredibile (per chi non la conosce) che l’abbia tirato fuori da Like a Virgin ma forse è la prima volta che spinge ad ascoltarla con un occhio diverso, maturo.

    ECCO APPUNTO. IO TI AMO

  4. In Erotica ballava il tuca tuca…spero tu l’abbia notato! 😛
    Comunque bello qui…:-)

    • Si si l’ho notato! Ma non conoscendo le esatte origini del tuca tuca non volevo sbilanciarmi 🙂

      Grazie!!

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